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@Louis_Tomlinson: tre punti meritatissimi. Continuiamo così, Red Devils! E complimenti a @WayneRooney per lo splendido gol.
Louis scrisse queste parole nel suo account Twitter prima di lasciarsi scivolare sul suo divano. Guardare la partita dal suo salotto era stato terribilmente estenuante. Ormai erano un paio di settimane che era costretto a stare lontano dai campi di gioco per un infortunio muscolare fastidioso alla coscia sinistra – anzi, al retto femorale, si corresse, replicando esattamente la voce del medico che l’aveva controllato. Aveva saltato giusto tre match – due di campionato e uno di Champions League – e probabilmente non sarebbe potuto rientrare in gruppo prima di altre due settimane, salvo ricadute.
All’età di ventun anni, Louis stava vivendo un sogno, quindi non si sarebbe messo di certo a lamentarsi per via di uno stupido infortunio muscolare quando avrebbe potuto succedere di peggio – come distruggersi il crociato, ad esempio. Era arrivato al Manchester United dal Doncaster Rovers solo quell’estate in una strana operazione. Al Doncaster erano andati sui quattro milioni più bonus e il prestito di Federico Macheda. Aveva letto da qualche parte che lo United aveva fatto un affare assicurandosi le sue prestazioni per una cifra quasi irrisoria, ma non ne era poi così convinto. Ancora, dopo un paio di mesi, non si era abituato a entrare all’Old Trafford e giocare lì, solito com’era ai campi rovinati e devastati dei campionati minori. Sapeva che lo United l’aveva monitorato fin da bambino, quando muoveva i suoi primi passi nel settore giovanile della squadra di casa sua, eppure non avevano fatto una mossa per assicurarselo, continuando a osservarlo. Louis aveva fatto il suo esordio nel Doncaster alla giovane età di sedici anni, anche se prima di diventare titolare quasi inamovibile erano passati due anni, e grazie anche alle sue prestazioni erano riusciti a fare il salto di categoria dalla terza divisione alla Championship. Nel giro di tre anni si era trovato a vestire la maglia rossa dei suoi sogni e non avrebbe certo permesso a uno stupido infortunio muscolare di abbattergli il morale.
@Louis_Tomlinson: Bella vittoria, comunque, del @drfc_official ieri. #Roverstillidie
Louis si trovò a pensare che stava sviluppando una sorta di dipendenza da Twitter. Non aveva mai scritto così tanto tweet come nell’ultimo periodo, ma d’altronde non era mai nemmeno stato costretto a rimanere a riposo così tanto. Quell’infortunio l’avrebbe ucciso.
Diede un occhio veloce alla sua timeline. Non si sarebbe mai abituato ai retweet di Wayne Rooney, quello era poco ma sicuro.
*
@Louis_Tomlinson: Oggi di nuovo in gruppo! Chissà quando posso tornare a giocare :(
Rimise il cellulare nell’armadietto, proprio mentre Moyes entrava nello spogliatoio per sistemare la lavagnetta e spiegare velocemente la tattica per la partita successiva.
« Tomlinson, tu non dovresti fare del differenziato? » gli chiese l’allenatore, rivolgendosi direttamente a lui. Louis si sentì arrossire, sentendosi un bambino colto in fallo.
« Sì, mister » replicò, abbassando lo sguardo alle risate dei suoi compagni di squadra.
« E cosa ci fai ancora qua? Muoviti, campo esterno, c’è il preparatore che ti sta aspettando, immagino ».
Essere al Manchester United poteva essere pure fantastico, ma non riusciva a fare a meno di sentirsi inadeguato. Fino a pochi mesi prima era considerato una giovane promessa e in quel momento poteva quasi dirsi un calciatore da grande squadra a tutti gli effetti nonostante non si sentisse ancora tale. Nello spogliatoio era l’ultimo arrivato, il ragazzino dagli occhi blu e un mare di sogni. Voleva vincere la Champions League, la Premier League e pure la Carling Cup e giocare con calciatori che avevano già avuto modo di vincere quasi tutto lo destabilizzava. Certo non era il più piccolo, ma era sicuramente quello che si sentiva più fuori posto. Gli avevano detto che persino Van Persie, appena arrivato dall’Arsenal l’anno prima, ci aveva messo meno ad ambientarsi nonostante la nomea di traditore che si portava dietro. Probabilmente c’entrava con il fatto che non aveva mai giocato in serie importanti ma che arrivasse direttamente da una piccola squadra. Non aveva avuto la fortuna di fare le giovanili in una società importante, forse anche per questo motivo non riusciva a ragionare come tutti gli altri.
Iniziò a correre sulle strisce di sabbia seguendo le istruzioni del preparatore atletico e ben presto ogni pensiero negativo venne cancellato dalla sua mente. In quel momento doveva solo focalizzarsi sugli esercizi per rimettersi dall’infortunio, al resto ci avrebbe pensato dopo tra una tazza di tè fumante e una chiamata su Skype alla sua famiglia. No, senza quella meraviglia di internet non sarebbe sicuramente sopravvissuto. E nemmeno senza la sua famiglia, ma il pensiero gli sembrò quasi sciocco e lo accantonò ben presto mentre le prime goccioline di sudore iniziavano a scendergli lungo la fronte.
La fine dei suoi esercizi per rinforzare i muscoli corrispose quasi esattamente alla fine dell’allenamento della squadra, tanto che quando rientrò negli spogliatoi per una bella doccia calda incrociò un paio di suoi compagni di squadra, tra cui Wayne Rooney – il grande, magnifico, fantastico calciatore che era Rooney. Nonostante fosse metà ottobre e fosse in squadra dall’inizio della preparazione atletica di fine luglio non si era ancora abituato ad avere uno dei suoi idoli sempre a stretto contatto con lui.
« Tommo, tra due settimane il signor Rooney qua » iniziò Zaha additando Rooney « diventa un anno più vecchio di quello che è già. Cena da Rosso e poi da qualche parte a bere qualcosa. Ci sei? »
Louis considerò un attimo la proposta. Persino Zaha che aveva un anno in meno di lui ed era arrivato nello stesso periodo aveva più confidenza con Rooney.
Wayne non aspettò una risposta di Louis, semplicemente lo guardò dritto negli occhi. « Porta pure la tua signora, basta che non si trasformi in una cena di famiglia ».
*
Niall lo fissò un attimo, quasi stordito da quel mare di parole. « Non ho capito » disse infine, scuotendo la testa dietro a un boccale di birra alto probabilmente quanto una delle sorelle minori di Louis.
« Wayne Rooney mi ha invitato ad andare a cena con la squadra per il suo compleanno » ripeté, questa volta più lentamente a beneficio di quell’idiota che si trovava come amico.
« E…? Qual è il problema? Siete compagni di squadra. Mi pare il minimo visto che sicuramente gli avete visto l’uccello più volte voi della sua donna » replicò prendendo una sorsata di birra.
« Diretto al punto, eh » replicò Louis sarcastico.
Niall si strinse nelle spalle. « Come dicono gli italiani, c’est la vie ».
« Quello è francese ». Come facesse ad avere un amico così era un mistero persino per lui.
« È lo stesso. Ma continuo a non capire quale sia il problema ».
« Mi ha detto - e lo cito testualmente – di portare la mia signora » gli rispose, con un tono quasi isterico che lasciava presagire una caduta di nervi nell’immediato. « Io non ho una mia signora ».
« Porta un uomo, no? » gli chiese Niall come se fosse stata la cosa più normale del mondo, peccato che non lo fosse. Non solo Louis si sentiva ancora fuori posto, ma sicuramente si sarebbe sentito ancora peggio a rivelare ai suoi compagni di squadra che forse non era tanto etero come lasciava intendere.
« Ma sei serio? Non posso portare un uomo, e non ce l’ho nemmeno un uomo da portare, figurati una donna » concluse. Meditò seriamente se annegare i suoi dispiaceri nell’alcol, ma forse non era il caso visto che tentava, per quanto fosse possibile, di seguire il regime alimentare che gli aveva caldamente consigliato la società.
« Non ho capito se il problema è che ti piacciono gli uomini o che non hai nessuno da portare » gli disse Niall prendendo una manciata di nachos che erano stati portati loro insieme al bere e se li ficcò in bocca.
« Credo che il problema sia che non ho nessuno che venga con me. Se poi consideriamo che non ho nemmeno tutta questa grande confidenza con gli altri, non mi posso nemmeno presentare solo come un cane. Passerei la serata in un angolino a ingozzarmi e bere come un dannato perché sono inutile e… »
« Basta con tutto questo mare di cazzate. La tua bassa autostima potrebbe persino smontare la mia assoluta stima in me stesso » replicò, interrompendolo. « E pensare che fino a pochi mesi fa il tuo ego avrebbe potuto riempire persino il fottuto Camp Nou ».
Louis abbassò la testa guardando dritto nella sua coca-cola. Il ghiaccio che si scioglieva era quasi più interessante di Niall. Anzi, forse era sicuramente più interessante.
« Potrei avere una soluzione però » lo informò e a Louis quasi tornò il buonumore. « Hai presente quel ragazzo che abita nell’appartamento di fronte al tuo? Liam Payne, no? » chiese come se Louis sapesse esattamente di chi stesse parlando. Peccato che Louis non ne avesse la più pallida idea. Era perennemente fuori casa e non aveva ancora avuto modo di vedere chi fosse il ragazzo del pianerottolo.
« Lui gestisce un’agenzia di escort, possiamo provare a chiedere a lui, no? »
Louis fissò per un attimo Niall a occhi spalancati. Aspettava solo il momento in cui il suo amico l’avrebbe guardato e sarebbe scoppiato a ridere.
« E-escort? » chiese, non riuscendo a farne a meno di balbettare. « Non posso pagare per del sesso, Niall! Se mi scoprono posso fare ciao ciao alla mia carriera ».
« Ma mica ci devi andare a letto! Ti trovi una ragazza che ti faccia compagnia per quella serata e poi ciao, chi s’è visto s’è visto. Oltretutto mi ha spiegato Liam che non è un’agenzia qualsiasi, è seria. Hanno contratti e una politica del silenzio rigidissima » gli spiegò Niall, infilandosi in bocca un’altra manciata di nachos.
« E tu come fai a sapere tutte queste? » gli chiese Louis, sospettoso.
« Perché io con le persone ci parlo, Lou. Non le guardo da lontano e mi sento idiota solo a respirargli vicino come fai tu ».
*
L’idea di affittare una ragazza per la serata gli tornò in mente proprio quando l’argomento cena fu tirato in ballo da un paio di suoi compagni di squadra dopo l’allenamento.
La cena si sarebbe svolta la domenica successiva da Rosso giusto qualche ora dopo la partita dal momento che il giorno dopo avevano una giornata di riposo vista la settimana senza turno infrasettimanale. Louis fissò con occhi vacui gli altri che ne parlavano, assorbendo più informazioni possibili. Essere l’ultimo arrivato faceva veramente schifo. Al Doncaster Rovers era trattato alla stregua di una celebrità, era il loro talentino, il ragazzo che molte squadre, anche importanti, si erano litigate tra loro ma che alla fine il Manchester United era riuscito ad accaparrarsi. Aveva iniziato la stagione come titolare sia in campionato che in Champions League, ma nonostante fosse giovane non era abituato al doppio impegno settimanale e i troppi carichi di lavoro l’avevano fatto infortunare dopo appena un mese un mezzo.
« Tommo, quindi tu vieni accompagnato? » gli chiese Vidíc. Louis sembrò riemergere un attimo – Dio, quanto odiava quel soprannome ultimamente. Aveva passato tempi ben peggiori quando appena diciottenne al Doncaster lo chiamavano “il bambino” perché era piccolo e perché nessuno si era degnato di imparare il suo nome. Eppure a quel soprannome che gli andava tanto stretto poi si era affezionato. Era diventato il suo marchio distintivo, ma no, Tommo non riusciva quasi più a sopportarlo. Lui era Louis.
« Sì. Segna pure Louis più uno » rispose, prendendo in mano il telefono.
@Louis_Tomlinson: Tutti ti chiamano Tommo e rimpiangi il periodo in cui eri solo Louis.
*
Louis non sapeva esattamente come aspettarsi Liam Payne. Se l’era immaginato come un vecchio disgustoso con un completo gessato e una ridicola coppola in testa mentre si girava un cubano tra le dita grassocce. Ci aveva pensato su un attimo ma forse era un’immagine fin troppo stereotipata, d’altronde Liam non era un pappone, ma dirigeva semplicemente un’agenzia di escort. Pagava tasse e ragazze, non aveva problemi né con fisco né con la polizia. Effettivamente aveva esagerato con la fantasia, pensò mentre stringeva la mano a questo ragazzo che dimostrava pressoché la sua età. Liam era un bel ragazzo, tanto che Louis stesso ci avrebbe fatto un pensierino, anche se non era decisamente il suo tipo. Anche se a ben vedere, poteva sembrare il figlio illegittimo di David Beckham.
Dopo la stretta di mano, Liam fece loro spazio all’interno del suo appartamento. Louis si guardò attorno, leggermente imbarazzato. Si era quasi aspettato di trovarsi circondato da belle ragazze che uscivano in deshabillé da ogni stanza, invece l’appartamento di Liam era praticamente normale. Normale per quanto un appartamento in quel complesso residenziale potesse essere. Fece loro strada verso quello che pareva essere un piccolo studio con una scrivania in mogano, fin troppo classica in confronto alla modernità delle superfici traslucide dei mobili nelle altre stanze.
Li fece accomodare sul divanetto all’interno della stanza. Louis, appena seduto, sprofondò un po’ sulla morbida pelle senza curarsi nemmeno di mantenere una postura decente. Liam li aveva fatti accomodare lì al posto che alla scrivania per dare un’aria meno formale a quell’incontro quasi sicuramente. Louis ci pensò un attimo mentre guardava Liam sedersi su una poltroncina affianco a loro.
« Niall mi ha spiegato la situazione » iniziò Liam. Louis lo apprezzò subito, dritto al punto senza dolore né indugio. « Hai bisogno di un’accompagnatrice per una serata della squadra ».
Louis annuì, tirandosi leggermente dritto. Liam per parlare si era sporto verso di loro coi gomiti appoggiati sulle ginocchia. Niall lì affianco a lui annuì a sua volta.
« Le regole variano da ragazza a ragazza » spiegò Liam, guardando dritto negli occhi Louis. « E anche il prezzo varia da ragazza a ragazza ».
« Non ci sono problemi sotto questo punto di vista » si sentì in dovere di specificare Louis. Poteva essere pure l’ultimo arrivato, ma per essere un ragazzino con poca esperienza internazionale prendeva anche fin troppo bene.
Liam annuì. « Immaginavo. Ovviamente il pagamento per l’accompagnamento alla serata è da versare in anticipo una volta individuata la ragazza e stabiliti i limiti. Poi se decidete di prolungare le ore di permanenza insieme, il compenso solitamente lo si passa direttamente a lei. Ma visto che siamo vicini di casa potrei anche fare un’eccezione ».
Louis annuì, anche se non in maniera troppo convinta. Si chiese quale fosse il vero significato della frase di Liam. Forse intendeva se aveva intenzione di portarsela a letto o no, o semplicemente se la cena si fosse protratta più a lungo del previsto. In ogni caso annuì, facendo finta di aver capito.
Liam si alzò velocemente e andò un attimo alla scrivania. Louis lo guardò attentamente mentre prendeva quello che aveva tutta l’aria di essere un catalogo da uno dei cassetti.
Lo porse a loro e Louis capì di non essersi sbagliato. Sfogliò le prime pagine per capire che si trattava delle escort che lavoravano per l’agenzia di Liam. C’erano ragazze per tutti i gusti.
Niall guardava interessato da sopra la spalla di Louis, indicandogliene di volta in volta una, ma nessuna sembrava andare bene. Troppo bionda una, troppo alta l’altra. Non voleva sfigurare accompagnandosi a una pertica di ragazza. Forse Louis soffriva un po’ per la sua altezza ma mai l’avrebbe ammesso.
« Hai qualcos- scusa, qualcuna di meno provocante? » gli chiese con la voce praticamente strozzata. Niall, affianco a lui, lo guardò come se fosse impazzito. Liam ci pensò un attimo, poi prese il book dalle mani di Louis e cominciò a sfogliarlo. Louis lo guardò mentre girava le pagine intento a cercare qualcosa mentre una piccola ruga gli si formava tra le sopracciglia.
« Ecco! » esclamò una volta trovato quello che stava cercando. Louis riprese quella sorta di catalogo in mano e guardò attentamente le foto.
La ragazza si chiamava Eleanor, o almeno così recitava la scritta. Sempre secondo la didascalia era alta poco meno di Louis e doveva essere minuta. Louis diede un’occhiata veloce alla foto dove una ragazza dai capelli scuri posava sorridente. « Lei è perfetta ».
Le parole gli uscirono quasi come un grugnito. Era sollevato. Il primo step così era completato.
« Così ti piacciono le ragazze tenere e carine » scherzò Liam, chiudendo il book.
Niall scoppiò a ridere di gusto e Liam lo guardò col sopracciglio inarcato. « A Louis non piacciono le ragazze » riuscì a dire tra una risata e l’altra.
Lo sguardo di Liam saltò immediatamente a incontrare quello di Louis che sospirava, sconfitto. Ormai si era abituato a Niall, così annuì a Liam confermando la frase dell’altro.
« Ma com – Oh » riuscì a dire Liam, comprendendo le parole dell’altro. « Ohhh ».
Louis sperò che la smettesse e che chiudesse la bocca. Ringraziò mentalmente Dio perché era sotto patto di riservatezza e avrebbe potuto benissimo denunciarlo e ridurlo sul lastrico se una sola parola sulla sua omosessualità fosse uscita da quella stanza.
« Se vuoi ho anche un campionario di giovani che potrebbero fare al caso tuo! Per ogni esigenza ci sono ragazzi che lavorano anche in nero » esclamò Liam, stranamente entusiasta per uno che ha appena scoperto che uno dei giocatori della sua squadra preferita è gay.
« Uscire con qualcuno diverso da me o da Zayn per una volta tanto non ti farebbe male, Louis » gli disse Niall, facendolo arrossire fino alla punta dei capelli « E poi quant’è passato dall’ultima volta in cui hai avuto una scopata decente? »
Louis avrebbe preferito morire, o più semplicemente giocare contro Luis Suarez per il resto della stagione rischiando di prendere la rabbia con uno dei suoi fantomatici morsi.
« Ricordami perché siamo ancora amici, Niall, ti prego » gli disse, lasciandosi sprofondare nel divano mentre una mano saliva a coprirgli la fronte.
« Perché sono divertente, simpatico e perché, guarda caso, sono anche il tuo procuratore e senza di me verresti mangiato letteralmente dal mondo cattivo e crudele che ti circonda » concluse con un sorriso, prima di prendere in mano i fogli che Liam gli stava porgendo.
« E ora firmiamo un po’ di scartoffie » gli propose Liam con un sorriso.
