Chapter Text
Era una sera tranquilla a Toronto, in Canada. In una casa come le altri, due ragazzini si diressero verso il salotto subito dopocena.
Il perché? Beh...Un programma televisivo assai specialmente stava per cominciare...Beh, era speciale per uno dei due bambini: Il fratello minore di nome Mark.
Egli, che aveva circa 6 anni, aveva i capelli castani di lunghezza media, occhi marroni e indossava sempre un cappello blu in testa. L’altra invece era sua sorella maggiore Gwen, aveva qualche anno in più di lui: Aveva la pelle di un pallido quasi cadaverico, occhi scuri e capelli scuri parzialmente tinti di verde petrolio a mo’ di caschetto.
“Forza, forza!” disse il bambino, “Lo show sta per iniziare!”
“Calmati, tu,” disse la sorella, “Lo show non va da nessuna parte...Già cos’è che dobbiamo vedere?”
“Te l’ho detto, sorellona! È il Muppet Show!” rispose il fratello.
“Ah sì, giusto.” ella disse, “Lo spettacolo con quegli animali parlanti. A scuola non fanno altro che parlarne...Non ci trovo nulla di speciale.”
“Forse perché sei molto noiosa, sorella.” Mark stuzzicò.
“Taci,” Gwen gli fece un sorrisetto.
All’improvviso, sullo schermo del televisore apparve il titolo di testa dorato con la scritta ‘The Muppet Show’.
“Ecco che inizia!” Mark gioì.
Poi, la ‘O’ del logo si aprì, e da lì sbucò una rana verde antropomorfa con indosso un collare giallo da giullare. La rana annunciò:
“Questo è il Muppet Show, con il nostro nostro ospite speciale: Mr Chris McLean! YEEEEEEEEEEEEEEE!!”
Chris McLean...Gwen riconobbe il nome. L’avrà sentito da sua madre, mentre parlava delle canzoni che ascoltava da ragazza...Tutto mentre Gwen faceva finta di ascoltare.
Ma il suo flusso di pensieri venne interrotto dalla sigla del Muppet Show: Così grandiosa, così...Gioiosa.
Il sipario cremisi si innalzò, svelando una serie di archi. Cinque grossi Muppet entrarono in scena dai lati, attraversando gli archi e poi puntando in alto, dove una serie di Muppet donna entrarono da destra a sinistra dietro gli archi sovrastanti, mentre cantavano:
“Le luci sono pronte,
c’è tanta frenesia!”
“Lo show che sta iniziando
è il più bello che ci sia!”
Una serie di Muppet uomo fecero lo stesso, stavolta da sinistra verso destra:
“È ora di vestirsi,
e di truccarsi un po’!”
“Tirate su il sipario,
Incomincia il Muppet Show!”
Il sipario si chiuse, e poi si riaprì svelando un bambino – un bambino umano – apparve sullo schermo. Gwen lo trovava alquanto...Carino, con i suoi capelli scuri disordinati che gli arrivavano alle spalle, i suoi grandi e scintillanti occhi verdi e il suo sorriso stampato in volto. Inoltre, era anche l’unico nello show vestito in modo adeguato, seppur antiquato con il frac color granata, la cravatta rossa e gli occhiali con le catene.
Poi, il ragazzino cantò la sua parte della sigla:
“C’è un ospite in arrivo!”
“Sapete che farò?”
“Con infinita gioia,
Ve lo presenterò!”
“Mr Chris McLean!” egli annunciò.
“Chi è quel bambino?” Gwen chiese a suo fratello.
“Quello è Jim Doe,” ripose Mark, “È l’unico umano nei Muppet, nonché il co-presentatore dello show assieme a Kermit. Credo che abbia la tua età.”
“Lasciano che un bambino co-presenti uno show?” Gwen alzò il sopracciglio.
“E allora? Mi sta simpatico,” disse Mark. “È una delle cose migliori dello show – peccato che non appaia molto.”
Gwen si ammutolì quando la sigla arrivò alla sezione finale. La rana antropomorfa – Kermit – e Jim erano seduti dentro lo stesso arco con le gambe incrociate.
“Tra poco assisterete”I due cantarono assieme, seguiti poi da tutti gli altri Muppet dietro agli archi nella prossima strofa
“Al più formidabile,
improbabile,
impagabile,
MUPPETTABILE!”
“SUPER FANTASIOSO MUPPET SHOOOOOOOOOOOOOOW!!!!”
Il logo del Muppet Show apparve in schermo, e un...Coso viola dal naso lungo suonò la sua tromba, ma invece di una nota musicale, quello che si sentì era il suono di un elefante.
I due bambini risero a causa di tale inaspettato suono.
Applausi si sentirono mentre Kermit e Jim salirono sul palco.
“Benvenuti, benvenuti!” disse Kermit, “Benvenuti in questa nuova puntata del Muppet Show!”
“Speriamo che siate pronti per le sorprese che vi abbiamo preparato stasera!” disse Jim.
Lo show continuò e, sorprendentemente, riuscì ad intrattenere Gwen, una che seppur la sua giovane età, non era una grande fan delle cose allegre e rumorose come il Muppet Show.
Eppure...Non faceva altro che sorridere. Ma Gwen credeva che era in parte grazie proprio all’unico umano – nonché bambino – della troupe: Jim Doe.
Seppur non partecipasse agli sketch spesso (specialmente quelli di natura slapstick), quel ragazzino aveva...Carisma, un certo non-so-ché che gli faceva essere amato dal pubblico.
La fine della puntata arrivò.
“Che te ne pare?” Chiese Mark, sbadigliando.
“...Niente male,” disse Gwen, “C’è una puntata ogni Lunedì sera, giusto?”
“Uh, sì – credo di Sì.” disse Mark...Ma poi capì. “Aspetta…Vuoi continuare a vedere il Muppet Show con me?”
“Perché no?” disse Gwen, abbozzando un sorriso. “Così facciamo qualcosa insieme. Ci stai?”
E fu così che guardare il Muppet Show divenne una sorta di tradizione per i due fratelli. Ogni Lunedì, i due si mettevano per terra, e perdevano le notti a guardare un rana parlante, un bimbo in completo e la loro banda di folli Muppet.
...Tuttavia, un anno dopo, il Muppet Show venne cancellato – facendoli finire nell’oblio.
“...Non avrei mai pensato che sarei finito a scrivere un diario. Eppure...Eccomi qua. Dicono se sia ‘terapeutico’, e di certo non voglio che Kermit sappia il mio stato d’animo – Quella povera ranocchia ha già fatto abbastanza per me.”
“Come si inizia un diario? Una presentazione, magari? Beh, cominciamo dall’inzio, allora.”
“Il mio nome è...Jim. Solo ‘Jim’. Non ho un cognome – E se c’è l’ho, non lo ricordo, i miei genitori mi hanno abbandonato quando era in fasce. Quindi, tecnicamente parlando, il mio cognome sarebbe ‘Doe’ – Un cognome talmente generico che la gente crede che ‘Jim Doe’ sia un nome d’arte.”
“Ma francamente...Sempre meglio di ‘Jim la Rana’ - Ma meglio andare per gradi.”
“Nacqui il 24 settembre, e crebbi in un vecchio orfanotrofio in rovina a Greenville, Mississipi. Ah, l’orfanotrofio...I bambini là erano simpatici, sì, ma agli adulti non importava un fico secco di noi.”
“Quindi, un giorno...Decisi di scappare. Col calar delle tenebre, uscii dalla finestra e corsi come un matto in direzione della foresta, senza mai voltarmi.”
“Corsi, corsi e corsi...Finché non mi ritrovai in una palude. Poi, sentii la melodia di un banjo, seguita da una voce.”
“Sono tantissime, sai, le canzoni
intorno al cielo blu…”
“Spesso, si parla di arcobaleno
perché incuriosisce di più…”
“C'è chi è convinto che sia un’illusione,
Io invece no, sai perché?”
“So che alla fine, dell'arcobaleno!
“C'è un mare d’amore per me…”
“La persona che stava cantando era...Una rana. Sì, avete capito bene – Una rana antropomorfa con addosso un collare da giullare giallo stava suonando un banjo e cantando mentre era seduta su un tronco caduto.”
“Che giornata.”
“La rana mi notò, e smise di suonare.”
“Oh...Salve.” disse la rana, “Non mi aspettavo un pubblico, specialmente a quest’ora.”
Jim non aprì bocca dalla paura di...Beh, tutto. La ranocchia capì che il bambino aveva paura, perciò appoggiò il banjo sul tronco e si avvicinò.
“Mi chiamo Kermit, Kermit la rana.” Kermit si presentò, “Come ti chiami?”
“J-Jim,” il bambino rispose. “Mi chiamo Jim.”
“Piacere di conoscerti, Jim.” disse Kermit, “Che ci fai qui in questa palude? Non è un posto adatto a umani come te, specie a tarda notte.”
“Sono...Scappato.”
“Scappato?” disse Kermit, con tono preoccupato. “Da chi?”
Jim non rispose. Capendo che l’argomento sia un tasto dolente per il ragazzino, Kermit decise di non fare altre domande.
Tuttavia, la ranocchia aveva ora un bel grattacapo: Un bambino umano è fuggito da chissà dove, è arrivato nella sua palude ora non sapeva che farsene di lui.
“Beh...Non posso mica lasciarlo solo.” Egli pensò.
“E fu così che Kermit mi lasciò rimanere con lui. Non fece domande sulla mia provenienza, si è limitato a... prendermi sotto la sua tutela. Comportamento irresponsabile, dite? Beh... Sì, un po'. Ma d'altronde, i Muppet non sono noti per essere... normali, vero? E Kermit sembra "normale" solo perché gli altri del cast sono MOLTO più pazzi.”
“Stetti nella palude con Kermit per alcuni mesi. Nessuno è venuto a cercarmi (OVVIAMENTE no), ma sono contento che non l'abbiano fatto.”
“Un giorno incontrammo un agente di talenti di nome Bernie che, dopo averci sentito cantare, ci incoraggiò a intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo. Ci convincemmo, ci dirigemmo verso ovest, in direzione di Hollywood, ci imbattemmo in un sacco di peripezie stravaganti e...Insomma, alla fine nacque il Muppet Show.”
“Ah, il buon vecchio Muppet Show...Chi l’avrebbe mai detto che un buffo varietà con rane, maiali, orsi, galline e quant’altro sarebbe stato così popolare in mezza Anglosfera?”
“Ridendo e scherzando, finii per essere il co-presentatore del Muppet Show assieme a Kermit. Ero nel PANICO più totale – e sono certo che anche Kermit lo era. Ma comunque, demmo il meglio di noi stessi...E sembra che abbia ripagato.”
“No, sul serio – la gente ci ADORAVA! Ogni volta ricevevamo centinaia su centinaia di lettere dai fan: Alcune per Kermit, altre per Miss Piggy, altre Fozzie, altre per Gonzo...E basta.”
“Quindi… Sì, ero felice. Felice di essere scappato, felice di aver incontrato Kermit, felice di avere il Muppet Show…”
“...Ma poi tutto finì.”
“Non so perché, ma… lo show è stato cancellato. Immagino...Che fossimo troppo allegri per i gusti di certa gente. E così… ci siamo separati, insieme ad altri motivi di cui preferisco non parlare.”
"Credo che Kermit sapesse che questo sarebbe inevitabilmente accaduto, quindi ha adottato delle 'contromisure' per proteggermi. Non credo di doverlo specificare, di solito... le storie delle star bambine non finiscono bene."
“Quali sono tali contromisure? Beh, ovvio...Espatriare verso un altro paese.”
“Andai a vivere in una città nell’Alberta, provincia del Canada – Il Muppet Show non era popolare là quanto negli States, magari lì non mi riconosceranno.”
“Inoltre, decisi anche di usare un falso nome, giusto per essere sicuri.”
“Addio ‘Jim Doe’, benvenuto ‘Josh Menin’...Che nome idiota.”
“E ora, eccomi qua...A sedici anni, nel ruolo di una nullità, uno straniero in terra straniera.”
“Cerco di apparire il più semplice e insignificante possibile - mi sono lasciato crescere i capelli un po' spettinati, ho sostituito i miei occhiali rotondi con un paio rettangolari e ho rinunciato ai completi eleganti. Ora, indosso una maglietta verde con una camicia a quadri rossi aperta, un paio di jeans e scarpe nere...Dio, che schifo.”
“Detesto ‘sta roba. Detesto non essere sotto i riflettori, detesto interpretare questo ruolo e DETESTO. QUESTA. SCUOLA!”
“Ah, la scuola...In teoria, ora dovrei iniziare a parlare delle personalità eccentriche presenti in quel manicomio nota come scuola pubblica...Cosa che farei volentieri se non fosse per il fatto che non ci sia NULLA DI CUI PARLARE! Zero!”
“Tutto è così...Noioso! Praticamente, è come se qualcuno avesse aperto il copione di qualche teen drama abominevole e l’abbia appiccicato alla mia ‘nuova vita’.”
“Tuttavia...Non tutto il male viene per nuocere, forse.”
Jim, alias ‘Josh’, chiuse il diario e fece un bel respiro. Poi, mentre usciva dalla cameretta, parlò ai lettori.
“Un po’ vuota, non trovate?” disse, “Mi immagino che vi stiate domandando dove sia mio ‘padre’, Kermit la rana. Semplice: Lui non è mai stato qui – ho vissuto da solo da quando mi sono trasferito in Canada.”
Jim arrivò in salotto.
“Stando alla legge di questa Provincia, un minore può vivere da solo a partire dai 16 anni, se dispone di un reddito stabile. Kermit mi ha comprato la casa, paga le mie bollette e mi manda soldi ogni mese, così posso fare la spesa. Certo, vivo da solo da quando avevo 14 anni, ma... ero nello showbiz, so come mentire.”
Si mise la sua camicia a quadri. “Ed eccomi – Il grande Jim Doe, il figlio della rana – straniero in terra straniera, senza alcun alleato in vista...Tranne forse uno. Venite con me.”
In una palestra, un gruppo di ragazze - alcune indossavano body rossi e bianchi, altre canottiere e pantaloncini dello stesso colore - si allenavano in varie forme di ginnastica artistica. Una ragazza in particolare si stava concentrando sulla realizzazione del "Volteggio".
Ella era la più piccola della squadra in statura – a malapena il metro e cinquanta superava – ma ciò non la fermava dall’essere brava quanto le sue compagne, se non di più. Pelle olivastra, capelli neri corvini, lunghi fino al collo e spettinati, piccoli occhi neri, un paio di orecchini di piume rosse e un body rosso e bianco – La stragrande maggioranza degli studenti (specie i ragazzi) avevano gli occhi puntati su di lei.
Anche il nostro Jim Doe lo faceva...Ma non per i motivi che credete. Jim tornò a parlare con i lettori.
“Skylar Tarbell – detta Sky. Di discendenza Cree, un’olimpionica in un corpo minuto, nonché idola della scuola, gioiello della corona della squadra di ginnastica artistica e l’unica in questo posto che non mi fa venire la voglia di spararmi in testa. Sua sorella maggiore, Cloud – complimenti ai genitori per il nome – partecipò alle Olimpiadi di Atene 2004 per conto del Canada, sempre in questo sport. E la piccoletta? Beh, lei punta alle Estive di Pechino dell’anno prossimo. Perché ho detto che Sky è il mio ‘unico alleato’? Semplice...Siamo amici.”
Sky, dopo aver finito, notò Jim, e lo salutò.
Jim ricambiò. “Lei è amica di ‘Josh’, occhio – Io non esisto, in teoria.”
“Grazie per essere venuto, Josh.” Sky gli sorrise.
“Oh, di nulla. Come potevo rifiutare da una come te?” ‘Josh’ ridacchiò timidamente, “Non so proprio perché la principessa della scuola perda il suo tempo con me.”
“Oh, smettila!” disse Sky, ridendo. “Lo sai che adoro buttare il tempo con te. Ora vado a lavarmi, torno subito.”
Sky si diresse verso lo spogliatoio, raggiungendo le sue compagne di squadra. Ancora una volta, Jim si rivolse al pubblico.
“Un tesoro, non trovate?” disse Jim, con un sorrisetto. “Gentile, bella, con un bravo ragazzo come fidanzato...Ha un futuro radioso davanti a lei.”
Andò verso l’uscita. “So a che cosa state pensando – Mi vedete come un ragazzo patetico, amareggiato, uno fatto e finito. Sarà, sarà – ma è irrilevante. Presto io e i Muppet riprenderemo il posto che ci spetta, è solo questione di tempo. Nel mentre...Mi tocca interpretare il ruolo della “nullità che fa da amico-zerbino alla ragazza popolare”.
Sky raggiunse Josh fuori, ora con indosso il suo solito outfit: una canotta senza maniche color crema con una striscia viola al centro, una collana di perle viola, jeggings neri e un paio di scarpe da ginnastica.
“Cavolo, sono distrutta…” Sky sospirò.
“E ti credo, l’unica cosa che fai è allenarti,” disse Josh mentre camminava con lei.
“Non andrò mai a Pechino se batti la fiacca,” disse Sky.
“E non andrai mai a Pechino se crepi prima,” disse Josh. “A proposito, sono sorpreso che tu mi abbia invitato al posto di, sai, il tuo ragazzo.”
“Keith era...Occupato.” Sky distolse lo sguardo, ma poi tornò a guardare Josh. "Volevo parlare con qualcuno di speciale prima di tornare a casa. Allora...Che mi dici?”
“Nulla di ché,” disse Jim, “Studiare, leggere, scrivere robe nel diario...Insomma, robe pallose.”
“Hai un diario?” Sky parve sorpresa.
“La noia ti fa fare cose molto strane, Sky.” disse Jim.
“Immagino di sì.” Ella rise.
“E tu invece? Anzi, no, indovino – farai una cosa che inizia per ‘A’ e finisce con ‘llenamento’?”
“EHI!” Sky si sentì un pochino offesa, ed arrossì. “Ok, FORSE farò una pausa. Keith ed io abbiamo pensato di fare una vacanza a Vancouver.”
“Oh, carino quel posto.” disse Jim, “Peccato che non possa venire, non vorrei far ingelosire Keith.”
Sky ridacchiò. “Già, meglio di no. Aspettami, ok?”
“Lo farò.” ‘Josh’ sorrise, “Ci si vede, Sky!”
Non appena Jim tornò a casa, si mise a parlare con i lettori.
“Romanticismo...Proprio non capisco perché piaccia a quelli della mia età”, disse, “Così stupida, così disgustosa, così...Sembra bello avere qualcuno di cui puoi fidarti. Ma ahimè...Persi tale privilegio anni fa.”
Jim collassò sul letto, e guardando il soffitto, sospirò:
“...Quanto vorrei tornare ad essere famoso…”
Il giorno dopo, Jim si svegliò, con ancora addosso vestiti di ieri, e spense la sveglia.
“Sono le 10...Ho dormito troppo.” pensò, “Menomale che è Sabato.”
Egli si alzò ed andò a fare colazione. Ma è lì che un sentimento familiare prese il sopravvento…
...La solitudine.
Sin dalla sua fuga ingloriosa da quel dannato orfanotrofio, Jim odiava essere da solo. E quando era con i Muppet, il giovane si era dimenticato che cosa significasse quella parola.
Ogni volta che era sul palco di quel teatro polveroso, con tutte le telecamere puntate su di lui... non si sentiva mai solo perché aveva tutti con sé, e si assicurava che anche i bambini come lui non fossero soli.
Ma ora...Jim non ha più nulla, se non la speranza. Ma pure quella sta svanendo pian piano…
...Fino a quando, qualcuno non suonò il citofono. Jim andò ad aprire, e rimase di stucco.
Il misterioso visitatore era un uomo sulla trentina dai capelli scuri che gli arrivavano al collo, spettinati, tagliati a spazzola, con frangia pettinata e barba incolta. Egli indossava un paio di occhiali da sole, una camicia turchese a maniche corte sotto una camicia bianca, pantaloni cargo verde oliva e scarpe turchese scuro.
“Josh, amico!” disse con fare rilassato. “Ne è passato di tempo! Come te la passi?”
Confuso, Jim guardò verso i lettori. “Che diavolo ci fa Chris McLean qui?!”
“...Ci conosciamo?” ‘Josh’ chiese.
“Oh, andiamo, sai benissimo chi sono,” Chris ghignò, “La mia incredibile carriera a parte, sono stato ospite di quel tuo vecchio varietà...Jim.”
Jim trascinò Chris dentro e sbatté la porta. “...Come mi hai trovato, McLean?”
“Ho i miei metodi,” disse Chris, facendo spallucce. “Non sei così tanto una nullità da diventare intracciabile, amico.”
La star si aggirò per l'umile dimora di Jim. "Non male, questo posto. Certo, è più piccolo del mio bagno, ma...Sì, non è male."
Jim alzò gli occhi al cielo e si rivolse ai lettori.
“Chris McLean, del Terranova. Un po’ come me, iniziò la sua carriera nell’intrattenimento da bambino...E in una boy band.” trattenne una risata, “E dopo una serie di fortunati eventi, McLean ora è una delle Star più grandi del Canada. Perché mai uno come lui dovrebbe venire a cercarmi?”
“Ma comunque – siediti! Sono qui per parlare.”, disse Chris.
Jim si sedette a braccia conserte. “Parla.”
“Ok, non so se tu abbia già sentito la notizia, ma – stiamo facendo il casting per un reality tutto mio in uscita – A tutto! Reality! L’ISOLA!”
Jim alzò un sopracciglio e guardò i lettori.
“...Vuole chiamare un reality show ‘A tutto reality’? Seriamente?”
“24 adolescenti provenienti da diverse parti del Canada - tra cui uno americano - trascorreranno 8 settimane in un campo estivo su un'isola a Muskoka, in Ontario, dove dovranno affrontare una serie di sfide pericolose! Il premio in palio? CENTO. MILA. DOLLARI!”
“Quanti in dollari statunitensi?”
“Circa 70 mila, credo.”, disse Chris. “Ma comunque – questa è la mia proposta: Che ne dici...Di unirti allo show come concorrente senza fare audizioni?”
Jim sembrò sorpreso. “...Vuoi che mi unisca al tuo reality?”
“Già!”
“...E l’inghippo?”
“Nessun inghippo!” disse Chris, “Eddai, amico! Sono 100 mila bigliettoni!”
“Per gente come me e te, quelli sono 100 mila pezzi di carta straccia.”, disse Jim, “Puoi fregare uno che non è mai stato famoso, ma non me.”
“Me ne servono molti di più.”, disse ai lettori.
“Va bene, va bene...Che ne dici di questo, allora?”
Dalla borsa, Chris tirò fuori un contratto. “Ecco il contratto – Ammissione automatica, senza alcuna audizione. Carta canta!”
“...Tutto qui?” Jim alzò un sopracciglio.
“E non solo, avrai anche un SACCO di visibilità se partecipi!” disse Chris, “E ciò si traduce in più gente che guarda lo show, che si traduce in ascolti alle stelle...E investitori potenzialmente interessati a te.”
Jim lo guardò male. “...A cosa devo tale generosità?”
“Non lo so, credo che tu abbia ancora del potenziale, Jim.”, disse Chris. “C’è ancora gente che si ricorda dei Muppet e di te – chissà, magari ci sono dei fan tra i concorrenti, l’età è quella giusta!”
“Quindi...Affare fatto?” Chris offrì una stretta di mano.
Jim guardò la mano per qualche secondo, poi fece un respiro profondo... e gli strinse la mano.
“Oh, sapevo che non mi avresti deluso, Jim Doe!” disse Chris.
“A quando le riprese?” chiese Jim, mentre firmava.
“Settimana prossima, forse. Domani faremo il casting degli altri 22 concorrenti.”
“Non erano 24?”
“Ne abbiamo già scelto un altro oltre a te”, disse Chris. “Sempre un americano, di una piccola città.”
“Nome della città?”
“Smalltown,” disse Chris.
Ovviamente…
“Bene,” Chris si alzò. “Allora, ci vediamo a Wawanakwa, Jim.”
Se ne andò, lasciando Jim da solo.
Egli rimase in silenzio per qualche minuto, poi si alzò e si diresse verso la sua stanza; aveva molto lavoro da fare.
Prima, scrisse una lettera:
“Caro Kermit,
Dopo cinque lunghi anni, ho finalmente trovato un modo per riportare in onda il nostro show. Va’ a riunire la vecchia banda, e dì di stare pronti e di accendere la TV – ‘Tirate su il sipario, rincomincia il Muppet Show!’
Tuo figlio,
Jim”
“Mai pensato che avrei partecipato a televisione spazzatura come i reality show, ma in un modo o nell'altro, la mia seconda chance è finalmente qui.” Si rivolse ai lettori mentre afferrava la lettera e andava a imbucarla nella cassetta postale fuori casa sua. “Vedete, io sono come le bestie – sento il tempo che viene...E il mio tempo è tornato.”
Jim imbucò la lettera e si diresse verso casa, ma non prima di dare un ultimo sguardo ai lettori, e con un sorrisetto, disse:
“...Ci si vede sull’isola.”
<-----Continua-------
