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Take me back to the start

Summary:

Perché ogni volta aveva bisogno di perderlo per ricordare quanto fosse importante per lui?
Perché non poteva semplicemente stargli vicino nel momento del bisogno?

O... tre volte in cui Jayce lasciò Viktor da solo e quella volta che restò al suo fianco.

Notes:

Le parti scritte in corsivo sono i pensieri o i ricordi dei personaggi

(Questa storia è ambientata durante entrambe le stagioni di Arcane. La serie e i suoi personaggi appartengono a Riot Games e a Fortiche Production)

(See the end of the work for more notes.)

Work Text:

 

∞ 1 ∞


But there's no man as terrified as the man who stands to lose you

Da Beautiful things (Benson Boone)


 

Il giovane uomo sedeva in silenzio nella piccola stanza in penombra. L'unica fonte di luce era la lampada sul comodino in noce. La diagnosi dei medici continuava a echeggiare nella sua testa, lapidaria e tagliente come una lama:

"Tubercolosi avanzata. Inizieremo subito a somministrargli i farmaci per ridurre al minimo le possibilità di contagio, ma l'aspettativa di vita è di due mesi al massimo"

"C-come? No, non è possibile... fino a poco tempo fa stava bene! Lui stava... come?..."

"In alcuni soggetti la malattia può rimanere latente per anni senza manifestarsi, Consigliere. In tutta onestà, sono sorpreso che non si sia scatenata prima"

"Cosa?..."

"Costituzione povera, polmoni deboli, malnutrizione, difese immunitarie scarse. Se la si somma alla già presente artrite, è sorprendente che la malattia non si sia manifestata fino a questo momento. Tuttavia...questo non le ha impedito di progredire nel tempo"

I medici avevano dato la colpa alle scarse condizioni igieniche e all'inquinamento del Sump, dove Viktor era cresciuto. Una fortuna che sia arrivato ai trent'anni! Avevano detto. La speranza di vita media nella città sotterranea era ben al di sotto, soprattutto per chi era nato decadi indietro, quando i fumi delle fabbriche infestavano i vicoli. Eppure... Jayce non riusciva a trovare niente di fortunato in questo. Che cosa? Si aspettavano che fosse felice perché il suo amico era vissuto qualche anno in più della sua gente? Era questa la fortuna? La magra consolazione? Trent'anni maledizione! Aveva ancora una vita davanti...

E invece... quello stesso ragazzo che era entrato nel suo laboratorio anni prima, che gli aveva salvato la vita senza saperlo (oppure lo aveva osservato prima di intervenire quella notte? Jayce non lo sapeva...), con cui aveva condiviso sogni, ambizioni, notti passate in laboratorio animati da una sete di scoperta insaziabile, sguardi e risate... quello stesso uomo ora giaceva lì: disteso su un letto spoglio e asettico, con un tubo nel naso, il corpo consumato e le occhiaie più pronunciate che gli avesse mai visto addosso. E tutto quello a cui Jayce poteva pensare era... da quanto tempo?

Da quanto tempo nei suoi occhi si era spenta quella scintilla che li contraddistingueva? Da quanto tempo i suoi capelli avevano perso lucentezza e si erano fatti così sottili? Da quanto tempo Viktor aveva perso le energie? A ripensarci, erano ormai mesi che sembrava essere stanco. Anche alzarsi da una sedia era diventato incredibilmente difficile, un compito che sembrava richiedere uno sforzo sovraumano. Forse non era la malattia che era giunta all'improvviso. Forse era semplicemente Jayce che non si era reso conto che il suo amico una volta vitale e brillante, negli ultimi tempi era stato sostituito da uno scheletro, un fantasma di quello che un tempo era.

Mentre aspettava in quella angusta stanza un cenno di vita qualsiasi da parte del suo socio, un ricordo si fece largo nella sua mente:

"Viktor, ti senti bene?" Aveva chiesto con apprensione, dopo che l'altro uomo sembrava essersi perso in un mondo tutto suo per almeno cinque minuti, attirato da non si sa bene cosa sul fondo dell'hexgate. Il pallido inventore (era sempre stato così pallido?) sembrò destarsi dalla trance nella quale era caduto:

"...ho mal di testa..."

Aveva risposto semplicemente

"Devo tornare al laboratorio, scusa" e con ciò se n'era andato frettolosamente, senza altri chiarimenti, senza aggiungere altro. Jayce, per quanto confuso, non ci aveva dato molta importanza e non aveva insistito. Sapeva quanto all'amico desse fastidio parlare della sua salute e che le persone si preoccupassero per lui. Vedeva questo come un segno di pietà, anche se più volte Jayce aveva insistito sul fatto che non era così, che era normale preoccuparsi per qualcuno se gli si voleva bene. Figurarsi, come parlare a un muro. Così, quando Viktor aveva liquidato la cosa con un semplice mal di testa, lui aveva lasciato correre. Un mal di testa capita a tutti giusto? Nessun motivo per preoccuparsi.

Sbagliato.

E solo in quell'istante un ulteriore particolare si aggiunse alla scena, uno a cui sul momento non aveva prestato attenzione e di cui non era nemmeno sicuro se fosse vero o se lo avesse solo immaginato, ma che adesso acquistava tutta la sua drammatica realtà: quel giorno c'era del sangue sotto il suo naso.

Il giovane uomo si spostò a disagio sulla sedia, il suo cuore divenne improvvisamente più pesante e un sapore amaro si fece largo nella sua bocca.

Era un idiota.

Per tutto questo tempo Viktor era stato male e lui non se n'era nemmeno accorto. Correndo da una parte all'altra per cercare di accontentare tutti, consiglieri e investitori, aveva perso di vista la persona per lui più importante. Stupido, stupido, stupido-

"Jayce..."

 

Una voce flebile ma inconfondibile lo distolse dal suo flusso di pensieri. Viktor si era svegliato. Jayce avrebbe voluto esultare e piangere e urlare allo stesso tempo e dire così tante cose... ma scoprì di non esserne capace.

"Viktor...

I medici... loro hanno detto..." tentò, ma un'altra parola e fermare le lacrime sarebbe stato impossibile. L'uomo malato fece un sospiro stanco:

"Quanto mi rimane?"

 

Poco. Troppo poco. Pensò, ma non ebbe la forza di dirlo.

 


∞ 2 ∞


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale (Eugenio Montale)

 

Un silenzio assordante avvolgeva il laboratorio. La sola cosa che osava interromperlo era il suono dell'hexcore in perpetuo movimento, mostruosità aberrante e tuttavia unico strumento che sembrava tenere in vita l'inerme corpo dello scienziato.

Jayce giaceva immobile in una sedia al centro della stanza, alle sue spalle il vecchio banco da lavoro ricoperto di fogli, la stampella di Viktor stretta tra le mani. Se qualcuno fosse entrato in quel momento e lo avesse visto, lo avrebbe probabilmente scambiato per una statua di sale. L'uomo strinse ancora di più la staffa nelle sue mani, le sue nocche divennero bianche. La tempesta che si stava svolgendo dentro di lui faceva da beffardo contrasto alla sua immobilità esterna.

Qual era il suo problema?

Perché ogni volta faceva lo stesso dannatissimo errore?

Jayce si maledisse, mentre non osava guardare il corpo che galleggiava davanti a lui, un volto stanco e addormentato l'unica parte visibile di quello che fino a poco tempo prima era stato il suo amico.

Lacrime di rabbia e rimpianto si erano accumulate negli occhi del giovane consigliere. Ma per la prima volta da quando tutto quel disastro era iniziato, per la prima volta quella rabbia non era per Jinx, né per Silco, né per Zaun o per Ambessa, né tantomeno per tutti quegli ipocriti della Consulta che sostenevano di guidare la sua città. Perché alla fine l'unica persona che era davvero da biasimare... era lui.

Una risata amara uscì senza permesso dalle sue labbra. Ah! L'uomo del progresso. Il ragazzo prodigio. Il consigliere Talis. I suoi titoli erano tanto numerosi quanto lo erano i suoi fallimenti. Chi voleva prendere in giro? Voleva proteggere Piltover, ma non riusciva a proteggere nemmeno il suo migliore amico. Ridicolo.

Eppure ci era già passato, no? Aveva già rischiato di perdere Viktor una volta, quando apparentemente era troppo impegnato con gli affari politici e con Mel per accorgersi che il suo partner si stava lentamente spegnendo sotto i suoi occhi. E nonostante quel momento in ospedale, nonostante la prognosi infausta che gli aveva stretto la gola per giorni e reso difficile respirare tanta era l'angoscia, alla fine aveva lasciato Viktor di nuovo solo. Solo a occuparsi dell'Hextech. Di quello che doveva essere il loro progetto, il loro sogno, ma che alla fine si era trasformato in un incubo. Solo ad affrontare la sua malattia. Nonostante i medici gli avessero dato poco più di qualche mese, Jayce aveva deciso di impiegare quel tempo a forgiare armi per una guerra che avrebbe decimato centinaia di civili. Armi per togliere vite, con ciò che era nato solo per salvarle. Aveva deciso di impiegare quei pochi, miseri giorni di vita rimasti per creare un blocco sulla frontiera tra Zaun e Piltover e poi cos'altro? Ah sì! Ma certo. L'incursione alla fabbrica di Silco, nel disperato tentativo di sentirsi utile e farla pagare a tutti quelli che gli stavano rendendo la vita impossibile. Mentre tutto ciò che aveva ottenuto era stato un momento di sfogo e la morte di un bambino innocente. E mentre lui era lontano, impegnato a farsi giustizia da solo, Viktor aveva iniziato a condurre esperimenti su sé stesso. Quando Jayce aveva visto la sua mano e la sua gamba fuse inestricabilmente e permanentemente con l'Hexcore, quando aveva visto i tagli e le rune incise sulla sua pelle, con una irregolarità tale da farle sembrare il frutto di un atto ponderato, ma ugualmente impulsivo e disperato... se lo scienziato si era spinto così in fondo era anche colpa sua. E ora era lì, immerso in Janna solo sa che cosa, sospeso tra la vita e la morte.

Perché ogni volta aveva bisogno di perderlo per ricordare quanto fosse importante per lui?

Perché non poteva semplicemente stargli vicino nel momento del bisogno?

In tutto quel tempo si era affaccendato per risolvere tensioni politiche e sbrigare mansioni, ma per cosa poi?

Mentre il senso di tutto il suo lavoro svaniva davanti alla drammatica situazione in cui si trovava, ricordi dolorosi di un passato che non sarebbe ritornato presero a vorticare nella sua mente inquieta, come un sadico carosello:

 

Sono Viktor

 

Quando stai per cambiare il mondo, non devi chiedere il permesso...

 

È il mio nuovo socio...

 

Viktor, ti senti bene?

...ho mal di testa...devo tornare al laboratorio, scusa

 

Quanto tempo mi rimane?

 

Devi distruggerlo...

 

Siamo scienziati, non soldati!

 

Per me è come un fratello

 

Ti rendi conto di che cosa hai fatto?! Io ho ordinato un blocco e il mio collega l'ha violato!

 

Sono pericolosi!

Anch'io provengo da lì!

 

Jayce emise un sospiro tremolante.

Ti prego, svegliati...

 


∞ 3 ∞


Nobody said it was easy. It's such a shame for us to part

Da The Scientist (Coldplay)

 

Jayce non ci poteva credere. Era sveglio... era vivo. Viktor era vivo! Più ci pensava e più non trovava le parole. Invece, si trovò a ridere e poteva solo immaginare che sorriso sciocco aveva ora stampato sul suo viso. Aveva passato giorni, settimane anzi ad aspettare che il suo amico si ridestasse e lo rassicurasse che stava bene, che era tutto finito e magari che lo prendesse in giro per essersi preoccupato così tanto. Aveva aspettato per talmente tanto tempo che in tutta onestà, adesso che quel momento era finalmente arrivato, sembrava tutto così irreale. Tutto un sogno, un bellissimo sogno dal quale non avrebbe mai voluto svegliarsi. Pensava di averlo perso per sempre. L'emozione era tanta che non riuscì a trattenersi oltre, si lanciò sull'uomo davanti a lui e lo strinse in un abbraccio, aggrappandosi a lui come se la sua vita dipendesse da quello. E forse non era poi così distante dalla realtà. Avrebbe voluto fermare il tempo a quell'istante, quel solo e piccolo istante in cui tutto sembrava essersi aggiustato. Quell'istante in cui erano spariti l'agonia, i loro vecchi litigi, gli errori, i problemi politici, la guerra, la morte, la sofferenza e il sangue versato attorno a loro. Quell'istante in cui esistevano solo loro due e nessun altro, finalmente riuniti in un momento cristallizzato nel tempo.

E poi quell'istante si spezzò.

 

"L'Hexcore..."

 

Una secchiata di acqua gelida.

"Viktor, ti ha salvato!" esclamò, tentando di far ragionare l'altro "In qualche modo si è adattato alle tue ferite, cambiando ed evolvendosi. Era come se fosse...connesso a te"

"Io sarei dovuto morire. Avevi promesso di distruggere l'Hexcore"

"No, non capisci! Heimerdinger si sbagliava, noi ci sbagliavamo! Non è così male!"

"Ha ucciso Sky, Jayce..."

Cosa?

"Cosa?... no..."

Di che stava parlando?

Sky? Che cosa...

"Lei aveva grandi sogni" continuò l'inventore, con uno strano sguardo triste. Sembrava quasi... malinconico.

Che stava succedendo?

"Come noi un tempo"

Jayce doveva fare qualcosa, doveva dire qualcosa, non gli piaceva il verso che stava prendendo la conversazione:

"Voglio dimettermi dal Consiglio. Ho capito finalmente!"

Sono stato un idiota a non essermene accorto prima

"Il mio posto è sempre stato qui, nel laboratorio! Con te!"

Sei tu il mio posto. Mi dispiace averci messo tanto a capirlo

"Sistemeremo le cose, insieme!"

"Devo dire addio a questo posto adesso. A te..."

 

Uno schiaffo in faccia. Ecco come si sentiva Jayce in quel momento. L'incredulità iniziale iniziò a mescolarsi a una rabbia crescente:

"Addio? Viktor, sei il mio partner!"

"Le nostre strade si sono divise tempo fa. Era... l'affetto che ci teneva uniti"

E questo cosa doveva significare? Era uno scherzo?

E quello che provava lui? I suoi sentimenti?

Il suo affetto ancora vivo non contava?

I giorni passati insonne ad aspettare che Viktor si svegliasse non contavano?

La speranza a cui si era aggrappato fino all'ultimo per lui non significava niente?

"Credi che sia così facile?!" sbottò, ormai stanco di sopportare anche solo un'altra parola "Volti le spalle mentre la tua città spera in te per la salvezza? Ti aggrappi ai tuoi principi mentre il tuo amico sanguina tra le tue braccia?!"

Lui ci aveva provato, ok? Ci stava provando, ma questo...

Si erano ritrovati! Sarebbe dovuto essere un momento felice. Perché doveva rendere le cose così difficili?!

"Non è questo che volevo!"

Non era giusto.

Perché gli stava facendo questo?

"Dove stai andando?" gli uscì più duro di quanto intendesse. Il silenzio che seguì fu pesante mentre riprendeva fiato, l'adrenalina ancora nel corpo. Viktor si girò lentamente, gettandogli uno sguardo da sopra la spalla.

Senza nemmeno degnarsi di guardarlo come si deve, pensò.

"Addio...Jayce"

 

E poi uscì. Così, senza dire altro. In un attimo era tutto finito.

E Jayce si ritrovò da solo a raccogliere i pezzi.

Urlò. La frustrazione rischiava di consumarlo.

Per un secondo pensò di rincorrere Viktor. Di prenderlo per il polso, girarlo e gridargli in faccia che no, non era giusto. Che non aveva senso. Che non voleva che tutto finisse in questo modo. Che sì, aveva fatto una promessa e che sì, non l'aveva mantenuta. Che sì, era stato un egoista quando aveva fuso l'Hexcore con il suo corpo per salvarlo e che era un egoista perché se ne fregava di quello che lo scienziato era diventato. Era ancora un essere umano? Era una macchina? Era l'arcane a questo punto? Sinceramente non gli importava, era vivo e questo era tutto quello che contava. E Jayce avrebbe fatto tutto esattamente da capo, se questo significava averlo ancora tra le sue braccia.

Per un secondo pensò davvero di farlo, di inseguirlo. Ma poi esitò.

Era chiaro che Viktor non voleva questo... che a quanto pare Viktor non voleva lui. Non ora almeno, non con quello che era successo. E l'ultima cosa che Jayce voleva era che lo odiasse nel suo tentativo di costringerlo a rimanere. Quindi decise di lasciar perdere, che forse era meglio così. Per chi, non lo sapeva. Sicuramente non per lui. Ma se Viktor aveva deciso di proseguire il suo viaggio da solo, bhe... non c'era davvero molto che potesse fare per impedirglielo. O almeno questo era quello che si disse. La scusa di un codardo? Forse. Un tentativo di autoconvincersi che quella era la scelta più giusta? Senza dubbio. Ma per il momento Jayce sarebbe rimasto in quella stanza, dove Viktor lo aveva lasciato. Con la speranza che un giorno avrebbe cambiato idea e sarebbe tornato da lui.

 

∞ +1 ∞


Se noi vogliamo unirci,
non guardare mai avanti:
tutto pieno di abissi,
di date e di leghe.
Abbandonati e galleggia
sopra il mare o sull'erba,
immobile, il viso al cielo.
Ti sentirai calare
lenta, verso l'alto,
nella vita dell'aria.
E ci incontreremo
oltre le differenze
invincibili, sabbie,
rocce, anni, ormai soli,
nuotatori celesti,
naufraghi dei cieli.

Da XXXV (Pedro Salinas)

 

Jayce si ritrovò improvvisamente in un'enorme spazio vuoto.

Una distesa infinita di oscurità, stelle e nebulose, interrotta soltanto da quelle che sembravano sagome luminose che fluttuavano tutte intorno a lui. Lo spettacolo sarebbe stato sicuramente impressionante e mozzafiato se Jayce non avesse saputo dove si trovava. Se non avesse saputo che tutte quelle sagome luminose non erano nient'altro che persone o che quantomeno lo erano state. Persone con una loro vita, con un loro lavoro, con una famiglia e con dei cari a cui volevano bene. Con sentimenti, emozioni, ambizioni che una volta le rendevano quelle che erano, ben diverse da quello che oramai erano diventate: semplici automi, burattini vuoti e uniti sotto un'unica mente perversa che Jayce si rifiutava di credere fosse quella del suo vecchio partner. Viktor (o meglio, l'Araldo delle Macchine) aveva ragione: le emozioni si scontravano con la ragione a volte e invece di migliorare le vite, portavano a fare scelte sbagliate, a forme di egoismo, a guerre e sofferenze. Ma allo stesso modo sapeva che potevano anche generare le più alte forme di bene: speranza, tenacia, azioni altruiste, empatia, sacrificio. Valeva davvero rinunciare a tutto questo, solo per ottenere un mondo in cui i problemi e le contraddizioni sarebbero cessati? Aveva davvero senso arrivare a un universo senza sofferenza, se questo voleva dire disfarsi anche del lato più bello dell'umanità? A che prezzo?

Aveva sofferto molto quel giorno ormai lontano, quando lui e sua madre erano stati investiti dalla bufera di neve più violenta a cui avesse mai assistito. Aveva avuto paura, aveva pianto perché pensava che la loro fine fosse giunta. Quando il Mago era apparso davanti a loro, il piccolo Jayce era terrorizzato e quello era stato sicuramente uno dei giorni più brutti della sua vita. Ma era stato quel giorno che aveva cambiato per sempre la sua esistenza. Era lì che era nata la sua passione per la magia e per aiutare le persone ad avere una vita migliore, più facile e meno faticosa. Era quel ricordo che lo aveva spinto in tutti quegli anni a persistere nella ricerca, fiducioso che alla fine sarebbe riuscito a rendere il mondo un posto migliore. È vero, ripensandoci adesso il loro progetto gli era sfuggito di mano, ma questo non cambiava il fatto che con l'Hextech avevano aiutato un sacco di persone e che questa bellezza era nata da una sofferenza.

Tutto ciò che amava di Viktor e che lo rendeva irripetibilmente Viktor, era nato da una sofferenza. La sua intelligenza, la sua testardaggine, la sua instancabilità, la sua passione nascevano da un'infanzia incredibilmente difficile e solitaria. Lo zaunita lo aveva piacevolmente sorpreso diverse volte a condividere alcuni dettagli dei suoi primi anni nella città sotterranea. E ancora, il suo voler essere di aiuto e risparmiare agli altri quanto più dolore possibile, nasceva dal fatto che lui per primo sapeva come fosse vivere nelle condizioni più ostiche, senza nessuno che ti degna di uno sguardo o di una mano, mentre la vita decide di scagliarti addosso il peggio che ha da offrirti. Il dolore, l'irrazionalità e le emozioni potevano essere fonte del male più orrendo, come del bene più grande e perfetto. Sperava solo che dietro a quella maschera ci fosse ancora un amico in grado di ascoltarlo.

"Hai cercato di curare quelle che tu credevi tue debolezze. La tua gamba... la tua malattia... e non sei mai crollato Viktor. C'è della bellezza nelle imperfezioni. Sono loro che ti rendono quello che sei! Sono un pezzo inseparabile del tuo essere. Ti ammiravo tantissimo..."

Ti prego, ritorna da me, so che puoi ancora sentirmi da là dentro

Pensò il giovane uomo, mentre sentiva la coscienza abbandonarlo e mentre osservava il suo corpo farsi sempre più luminoso, un'altra sagoma vuota e indefinita come le migliaia che galleggiavano in quello spazio sconfinato e inquietante.

Poi ci fu un'esplosione improvvisa. Un boato lontano e Jayce riprese conoscenza, mentre si accorse che la mostruosa maschera dell'Araldo si era spezzata e che ora riusciva a vedere chiaramente il viso al suo interno. Uno sguardo familiare e confortante, seppur scioccato, uno dei due bellissimi pozzi d'ambra dell'uomo che conosceva e che temeva avesse perso per sempre. Gli aveva mai detto quanto erano belli i suoi occhi?

"Ero convinto di voler regalare la magia a tutto il mondo" disse con l'emozione che colorava la sua voce "Adesso voglio solo...riavere il mio amico"

Viktor si prese del tempo per rispondere, ancora confuso da quello che aveva visto e dal perché quell'uomo sembrava non voler mollare mai. Perché non si arrendeva? Da dove prendeva tutta quella energia e quella forza dopo tutto quello che aveva passato?

"Perché insisti in questo modo? Dopo tutto quello che ho fatto?"

Perché continui a provare, nonostante io sia una causa persa? Sembrava chiedere e Jayce sentì il suo cuore stringersi, mentre pensava:

Perché non ho insistito prima.

Perché fino ad oggi non ho fatto altro che allontanarmi e farti allontanare.

Perché non sono rimasto al tuo fianco quando avevi bisogno di me.

Ma invece disse solo:

 

"Perché ti ho fatto una promessa"

 

E dopo quella che sembrava un'eternità, lo riabbracciò e nonostante la drammaticità di tutta quella situazione, Jayce si ritrovò a sorridere e a pensare che se avesse dovuto dare una definizione di perfezione, sarebbe stata sicuramente quel momento. Ma ancora una volta, l'abbraccio durò troppo poco e si sentì respingere, mentre guardava Viktor allontanarsi con il panico negli occhi e una serie infinita di errori e rimpianti che gli scorrevano davanti troppo velocemente per riuscire a stargli dietro. Sentì il suo respiro affannato, mentre si girava per non guardarlo e per non vedere tutto il dolore che aveva causato, riflesso nel suo sguardo.

"Devi andare Jayce..."

 

Ma stavolta no.

Questa volta non lo avrebbe lasciato solo.

Questa volta sarebbe rimasto, perché aveva visto com'era non averlo accanto e una vita senza Viktor semplicemente non aveva senso.

"No, finiremo tutto insieme"

Così come abbiamo iniziato

E mentre le rune si espandevano intorno a loro e le coscienze delle persone ritornavano ai legittimi proprietari, mentre quello strano posto si deformava ed esplodeva tutto intorno, mentre Viktor ancora una volta cercava di porre fine a quell'incubo da solo, facendosi esplodere insieme a tutta la magia dell'arcane, risparmiando il suo partner da quel destino infame... Jayce mise la sua mano callosa sulla sua, guardandolo negli occhi con tenerezza e determinazione, con uno sguardo che diceva "non ci pensare nemmeno, lo faremo insieme" e, presolo dietro alla nuca, lo tirò a se, lasciando che le loro fronti si toccassero. Sentì ogni particella del suo essere disgregarsi, mentre i loro corpi bruciavano e svanivano in fasci di luce che si fondevano con lo spazio intorno a loro.

Un bagliore, un'ultima esplosione ed erano entrambi spariti. Le loro esistenze cancellate dal limitato mondo materico, ma forse ancora vive nell'energia dell'universo, come essenze eteree invisibili ma che permeavano ogni più piccolo elemento.

Nuotatori celesti, naufraghi dei cieli.

 

 

Notes:

Eeee niente, questa era la mia storia, spero che vi sia piaciuta ^^'

Sì, questo format solitamente si fa con 5+1 scene, ma io l'ho fatto con 3+1, abbiate pietà di me T.T

È stata la mia prima fanfiction su Arcane, perciò non so se sono riuscita a rendere bene i personaggi, ma spero che non sia venuto fuori qualcosa di troppo strampalato ahahah. Qui la relazione tra Viktor e Jayce è lasciata volutamente ambigua, interpretatela come una forte amicizia o come qualcosa di più, a vostro piacimento (per me personalmente la JayVik regna). Inoltre ci tengo a precisare che la diagnosi di Viktor all'inizio della storia non è qualcosa di ufficiale o medicalmente accurato, ma solo un tentativo di far risalire i suoi sintomi a una condizione specifica da poter usare nella trama, quindi prendetela molto alla buona XD

Detto questo, grazie per aver dedicato tempo a leggere la mia storia, kudo e commenti sono sempre ben accetti ^^