Work Text:
“Puoi avere tutto quello che vuoi, Reo.”
Quando sai di poter aver tutto, finisci per non volere niente. Tutto quello che ti circonda diventa grigio, noioso, insensato; perché qualcosa a portata di mano dovrebbe essere desiderabile?
La prima cosa che Reo Mikage aveva desiderato per sé stesso, era di poter giocare a calcio, diventare il più forte e vincere la coppa del mondo. Il calcio aveva finalmente dato colore al suo mondo.
La seconda, era Seishiro Nagi. Il suo tesoro.
E quel giorno erano stati loro, a portare la squadra alla vittoria. La loro prima vittoria. Alla loro prima partita. Contro la famigerata DaDaDa, che compete a livello nazionale. Reo era su di giri, erano stati lui e Nagi a decidere le sorti della partita, erano forti. I loro movimenti collegati e perfettamente allineati; le azioni della partita continuavano a scorrergli nella mente. Dio, non riusciva a smettere di pensarci…
“Reo..” La voce bassa di Nagi lo riportò alla realtà “Il Phon.. brucia”
Erano rimasti da soli, nello spogliatoio. Reo stava asciugando delicatamente i capelli dell’amico e solo in quel momento si rese conto che stava sparando il getto d’aria rovente direttamente sulla nuca del povero ragazzo seduto davanti a lui. Probabilmente era lì fermo da un po’. Arrossì.
“Sc-scusa” spense il phon immediatamente. Il suo volto era paonazzo. “Abbiamo finito, Nagi. Possiamo andare a casa.”. L’altro ragazzo annuì.
Ba Ya, come al solito, li stava aspettando accanto alla limousine. Per tutto il tragitto, Reo restò in silenzio. Salutò Nagi con un gesto della mano quando scese dall’auto. Incrociò lo sguardo della sua assistente, che lo stava studiando dal posto di guida: “Tutto bene, signorino Reo? Avete una strana espressione in volto. Non siete contento per la vittoria?”
“Sì, Ba Ya, va tutto bene.” Abbandonò la testa contro il finestrino. “Credo di essere solo molto stanco… sai l’adrenalina.”
Come troppo spesso accadeva, i suoi genitori non erano in casa. Dovevano presenziare a chissà quale importante evento per tutto il week end.. decisamente più importante di una stupida e banale partita di calcio del loro unico figlio. Avrebbe tanto voluto prendersi la soddisfazione di rinfacciare ai suoi genitori che sì, assieme a Nagi, poteva davvero essere uno dei pochi eletti scelti del calcio. Ma alla fine, aveva solo mandato un messaggio a sua madre. La donna non lo aveva nemmeno visualizzato.
Ba Ya gli preparò la cena, poi lui la congedò.
Reo si abbandonò sul letto. Tentò pure di dormire. Sì, si sentiva davvero stanco, ma non riusciva a chiudere occhio. Troppi pensieri per la testa. E in tutti, nessuno escluso, come sempre, c’era Nagi. Ripensava a quel suo goal spettacolare, a come il corpo del ragazzo si era teso per fermare la palla, per poi torcersi completamente per colpire e mandarla a segno in rete; ripensava a quanto si fosse sentito felice in quel momento e a come subito dopo, correndogli incontro per esultare, avrebbe tanto voluto baciarlo. E poi a come, negli spogliatoi, gli stava accarezzando i capelli.. Si prese il volto tra le mani, sentendosi di nuovo andare a fuoco.
Non li poteva più ignorare, quei suoi sentimenti. Lo sapeva, lo sapeva già da un po’ e non lo poteva più negare: si era innamorato di Seishiro Nagi.
E non aveva idea di come affrontare la cosa. Nagi era.. schivo. Apatico. Completamente disinteressato. Come avrebbe potuto reagire ad una sua ipotetica dichiarazione? La mente di Nagi, per quanto si sforzasse di comprenderla, rimaneva comunque un mistero. Non che Reo avesse chissà che esperienza pregressa, in fatto di relazioni. Non aveva mai avuto rapporti interpersonali così stretti da poter definire qualcuno “amico”, figurarsi una relazione che andasse oltre l’amicizia. Nagi era la prima persona con cui aveva sentito una sorta di connessione istantanea. E poteva tranquillamente affermare, senza alcun margine di errore, che quella poca esperienza che aveva era di gran lunga maggiore di quella che poteva avere una persona come Nagi. Probabilmente se si fosse dichiarato il compagno lo avrebbe liquidato con un’alzata di spalle; sarebbe stata l’ennesima seccatura che ovviamente avrebbe cercato di evitare. E Reo sarebbe stato di nuovo solo. Non avrebbe sopportarlo, tutto il suo mondo sarebbe andato in frantumi.
Mosso dalla frustrazione, afferrò il cellulare. Rispose a qualche messaggio, prevalentemente delle persone (la maggior parte erano ragazze, di quelle che continuavano a ronzargli intorno ogni giorno) che si complimentavano con lui per la vittoria in risposta alla foto che aveva postato sui social. Nella foto, Reo sorrideva arrampicato sul fianco di Nagi, il quale lo sorreggeva con il braccio destro mentre con il sinistro batteva il cinque ad un altro compagno di squadra. Guardò il sè stesso di quello scatto. Si sentiva un completo idiota. Anzi, era proprio un completo idiota. Studiò la sua espressione.. sembrava una stupida ragazzina. Più si guardava, il suo sorriso da ebete lo infastidiva; era davvero tutto così palese? Sul serio?
Ed un sacco di persone avevano già visto quella foto. Tra le visualizzazioni, ovviamente, non trovò il profilo di Nagi. Che novità. Non sapeva se esserne sollevato (almeno così l’amico non avrebbe visto quello sguardo trasognato e quel sorriso da fangirl ossessionata che aveva stampato in volto) o infastidito del fatto che quel disgraziato non avesse nemmeno avuto la premura, o la decenza, di ripubblicarla sul suo profilo (proprio come le fidanzatine che si lamentano dei propri ragazzi quando non postano nulla della loro fantastica storia d’amore sui propri profili social, per affermare pubblicamente chissà quale status sociale; dio, quanto si sentì stupido di aver pensato ad una cosa del genere!).
Infastidito da sè stesso e con il broncio, non resistette e aprì la chat di Nagi: era online. Inspirò forte.
R: “Ancora sveglio, genio?”
N: “Sì”
Le sopracciglia di Reo si incurvarono. Non si aspettava una risposta così rapida.. solitamente potevano passare anche giorni prima che l’amico anche solo si accorgesse anche solo di aver ricevuto un messaggio.
R: “Ma se quando ti ho lasciato a casa eri così stanco da non reggerti quasi in piedi”
N: “È passata la mezzanotte… quindi ho già finito le giornaliere di oggi.”
Reo sorrise, nel buio di camera sua. Doveva aspettarselo.
R: “Di già? Quindi domani cosa farai?”
N: “Reo la domenica è stata inventata per la Playstation.. posso giocare tutto il pomeriggio senza nessuna rottura tra i piedi”
R: “Niente da obiettare”
Giusto, era domenica. Niente scuola il giorno dopo. Prese coraggio.
R: “E se venissi da te domani mattina? Così giochiamo un po’ e poi andiamo a fare qualche tiro in porta”
N: “Non lo so. Mattinata di merda. Pranzo di famiglia. Quindi un botto di seccature in giro per casa. Dovrò usare una scusa per sparire.”
R: “Ti salvo io. I miei sono fuori per il week end, mando Ba Ya a prenderti nel pomeriggio, giochiamo da me?”
Mentre aspettava la risposta, aveva il cuore a mille. Lanciò il cellulare sul letto. Ma non appena sentì la vibrazione, ci si rifiondò subito. Quanto era patetico.
N: “Grazie. Sei il mio eroe.”
R: “Sempre pronto a pararti il culo. Buonanotte genio!”
N: “Buonanotte!”
Il tempo sembrava non scorrere mai, quella mattina. Alle prime luci dell’alba, Reo era già in piedi, teso come una corda di violino. Era la prima volta che invitava Nagi a casa sua. Si sentiva, di nuovo, un completo e irrimediabile idiota. Cercava di ingannare il tempo come poteva, non trovando conforto in niente, né nel libro che aveva iniziato solo pochi prima e aveva tristemente abbandonato dopo i primi capitoli (aveva capito il finale subito, che senso avrebbe avuto finirlo?), né nella sua watchlist di Netflix (anzi, aveva aggiunto altri due titoli che probabilmente non avrebbe mai guardato), nè nelle corde tese del suo violino che aveva imparato a suonare sin da piccolo, ovviamente per volere della madre (non avrebbe mai ammesso davanti alla donna che, in realtà, amava quello strumento). Rassegnato, chiamò Ba Ya per informarla dei programmi della giornata e optò per un bagno rilassante.
Una delle cose che preferiva dell’essere ricco sfondato, era di poter avere in casa quella che si poteva tranquillamente definire un spa privata. Si immerse nella grande vasca idromassaggio. Chiuse gli occhi. “È solo una cotta. È normale. Reo Mikage, sei un normale adolescente che si è preso una cotta.” Continuava a ripetersi; succedeva a milioni di ragazzi e ragazze ogni singolo giorno. È come nei film, negli anime, nelle serie tv: è tutto normale. Solo che adesso era capitato a lui, e non era così facile riderne come in una qualsiasi commedia romantica; tutto quel miscuglio di emozioni e sensazioni lo stava travolgendo come un fiume in piena. Il calcio, Nagi, il calcio assieme assieme a Nagi, i sentimenti che provava per Nagi.. era tutto nuovo per lui. E spaventoso. Fino a quel momento aveva chiuso tutto ciò in un cassetto della sua mente, ma ormai dentro c’erano talmente cose, sensazioni, ricordi che non riusciva più a tenerlo sotto chiave; la serratura era ormai forzata. In questo vorticare di pensieri, tutto attorno a lui si fece buio.
Labbra. Lingua. Saliva. Era questo che stava sentendo sulla propria bocca. Un bacio. Dolce, lento e bagnato, che piano piano aumentava il proprio ritmo. Dita che allentavano l’elastico che gli fermava i capelli, mani che stringevano forte le ciocche, palmi che gli contornavano il volto. Sul suo viso, aria fredda. Il bacio interrotto inaspettatamente, proprio sul più bello. Fastidio. Ne voleva ancora, ancora e ancora.. il lamento gutturale che gli era salito dalla gola. Altro spostamento d’aria sulla sua bocca.
I suoi occhi che si aprono, solo per specchiarsi in quelli grigi di Seishiro, che sorrideva a pochi centimetri dalla sua faccia.
“Reo…. ancora”
Reo spalancò gli occhi, boccheggiando e con il cuore a mille. Un sogno. Solo uno stupido sogno. Ancora spaesato, dovette prendersi del tempo ricomporsi. Si era addormentato nella vasca idromassaggio.. quei pochi istanti di sonno rubati gli erano costati cari. Si sentiva la bocca asciutta, mentre inspirava in cerca di aria. La sensazione della bocca di Nagi ancora addosso, gli occhi grigi che lo guardavano dritto nei suoi, le mani tra i capelli.. talmente tanti dettagli, da far sembrare tutto davvero così dannatamente reale. Le immagini di quel dannato sogno continuavano a scorrergli nella mente, come la scena di un film che ormai si conosce a memoria. Lo sapeva. Non se lo sarebbe mai più tolto dalla testa. E non solo dalla testa. Tra le sue gambe, realizzò in preda al panico, svettava un’erezione. A quella realizzazione, il suo viso assunse un colore pericolosamente simile a quello dei suoi capelli; quasi sull’orlo delle lacrime, prese dell’acqua tra le mani e se la gettò dritta in faccia, nella speranza di ricomporsi.
Uscì dalla stanza parecchio tempo dopo, ancora scosso. Aveva deciso di ignorare la cosa e di aspettare che il suo cazzo tornasse a riposo; una sorta di auto punizione per quello che era accaduto. Una normale cotta, una normale cotta. Ancora continuava a ripeterselo. E, la cosa peggiore era che Nagi sarebbe arrivato tra qualche ora.
Sua madre gli telefonò poco prima di pranzo, e Reo non era mai stato così contento di ascoltare il racconto dell’evento in cui la donna si trovava assieme al marito. Almeno aveva smesso di pensare all’incidente della vasca da bagno. La donna parlava a briglia sciolta, di come suo padre fosse (ovviamente) impegnato ma che si congratulava con lui per la vittoria del giorno prima… Reo annuiva (di riflesso, anche se la donna non lo poteva vedere) e ringraziava, emettendo qualche verso di assenso e cortesia mentre ascoltava la descrizione dei piatti gourmet che i suoi avevano assaporato la sera prima… negli anni aveva ampliato il suo portfolio di “Ah wow!”, “Bello”, “Mamma, è fantastico” con tanto di espressione meravigliata da poter concorrere pure agli Oscar. La donna si era poi vantata per l’ennesima volta del successo del padre, che era stato premiato di nuovo davanti ai maggiori imprenditori e investitori del Giappone e non solo, gli aveva detto poi qualcosa riguardo al loro rientro in tarda serata, ma l’unico pensiero che la mente di Reo stava concependo in quel momento era che ora le lancette stavano scorrendo davvero tanto veloci e molto presto Nagi sarebbe entrato in casa sua.
Quella telefonata e il pranzo con Ba Ya (con la quale riuscì a parlare della partita in modo quasi spontaneo) per fortuna lo avevano distratto abbastanza, Reo sentiva di poter di nuovo, più o meno, funzionare normalmente. Si complimentò tacitamente con sè stesso per aver risposto al messaggio di Nagi senza agitarsi. O almeno, senza agitarsi troppo. Gli aveva semplicemente fatto sapere a che ora la sua fidata assistente sarebbe passata a prenderlo. Senza assolutamente nessun altro risvolto drammatico.
Non era stata assolutamente colpa dell’ansia, se, qualche minuto dopo, aveva rovesciato il bicchiere di succo al mirtillo che stava bevendo sul prezioso tappeto di sua madre. Non era assolutamente colpa dell’agitazione, se in quel momento si trovava in ginocchio a strofinare violentemente con della semplice acqua la macchia rossastra che si era formata sulle morbide setole color avorio sotto di sè, sperando che scomparisse per magia.
Ed era proprio ancora lì in ginocchio quando Ba Ya aprì la porta, accogliendo Nagi in casa Mikage. Reo scattò in piedi e osservò l’amico, che salutandolo con la mano si stava guardando curiosamente attorno.
“Reo, sei proprio ricco da far schifo.” Commentò Nagi. Reo scoppiò a ridere, lo prese sotto braccio e annunciò “Benvenuto nel mio castello, plebeo.”
Nagi sbuffò senza smettere di guardarsi attorno. “Grazie di avermi accolto. Quindi? A cosa giochiamo?”
Reo lo accompagnò nella “piccola” stanza che usava come postazione da gamer, che nel progetto originale della casa avrebbe dovuto essere una “banalissima” cabina armadio comunicante con la sua camera da letto, ma che in poco tempo si era riempita con tutte le consolle di ultima generazione. “Eccoci qui”, disse il padrone di casa abbandonandosi su una delle poltrone al centro della stanza. Alle sue spalle sentì Nagi sospirare un “Wow” e quando si voltò notò che l’amico stava osservando la stanza con guardo sognante. Dio, era dannatamente bello. Velocemente Reo spostò l’attenzione sui joystick della Playstation, mentre le sue guance cominciavano a tingersi leggermente di rosso. Mentre accendeva la consolle, sentì Nagi sprofondare sulla poltrona accanto alla sua.
“Bene, vediamo cosa offre la casa” disse Nagi mentre Reo gli passava il secondo joystick. Subito l’amico lo accese, effettuò il proprio login e iniziò a scorrere i vari giochi sul menù principale. Si soffermava su ognuno, commentando i vari trofei ottenuti e non, prendendo in giro l’amico su quanto fosse scarso e indignandosi di quanto pochi fossero i giochi effettivamente platinati. Reo mise un finto broncio e, incrociando le braccia al petto, borbottò “Scusami genio se non sono un nerd di prima categoria come te”.
“Parli come una pick me girl qualunque, Reo!” Sghignazzò Nagi.
Reo scoppiò a ridere, e invitò l’amico a scegliere uno dei giochi.
Dopo un’attenta analisi, finalmente la decisione era stata presa. Nagi aveva proposto di iniziare una nuova campagna in co-op su Baldur’s Gate 3. Doveva assolutamente provare l’ennesima build; e poi, la patch appena uscita prevedeva 7 nuovi finali. Completare l’ennesima campagna era quindi un dovere morale.
“Tu hai scelto il gioco, quindi il personaggio lo creo prima io!” Dichiarò il padrone di casa. Non impiegò molto a dare vita al suo stregone discendenza draconica; aveva giurato fedeltà ai caster parecchio tempo prima di conoscere Nagi, il quale, ovviamente, aveva perculato un po’ la banale e prevedibile scelta dell’amico.
Nagi invece ci stava mettendo un eternità a personalizzare il proprio personaggio, una mezzelfa ladra (decisamente poco vestita, notò Reo), per la quale non riusciva a decidere qualche fosse la migliore acconciatura.
“Quanto hai intenzione di approfittare di casa mai e della mia infinita bontà d’animo?” Scherzò Reo lanciandogli un pacchetto di patatine che aveva appena recuperato dalla cucina. “Già hai scelto letteralmente il gioco con più ore di gioco di tutti, di questo passo dovrai trasferirti qui”
Nagi alzò le spalle. “È una buona idea. Diventa il mio sugar daddy e potrei seriamente valutare la cosa”.
Reo rimase scioccato da quella risposta e ringraziò la scarsa illuminazione della stanza. Le immagini del sogno della mattina riaffiorarono nella sua mente. Aveva appena sfiorato l’autocombustione, sentiva le guance in fiamme. Nagi era lì, a poco più di un metro di distanza. Non poteva permettersi di fare anche un solo passo falso. Deglutì.
“Ma gli sugar daddy non hanno tipo 50 anni e pretendono in cambio favori sessuali?” Rispose impacciato. Nagi invece era perfettamente a suo agio e non aveva staccato lo sguardo nemmeno per un momento dal televisore. Con naturalezza, stava ancora scorrendo tra le pettinature. “Nah, l’importante che siano ricchi sfondati.. ecco questi qui!” Fece schioccare la lingua mentre sanciva la sua decisione definitiva. La sua mezzelfa alla fine avrebbe portato una semplice coda di cavallo. “Il fatto che tu sia anche giovane andrebbe solo a mio vantaggio. Pensa se tu fossi stato un vecchio bavoso. Magari pure puzzone. Che seccatura starti vicino poi. No no, non fa per me.”
L’autocombustione era sempre più vicina. Reo Mikage ne era certo: avrebbe preso fuoco. Le fiamme dell’inferno lo avrebbero reclamato e avrebbe avuto il suo posto d’onore nel girone degli imbarazzanti. Sarebbe riuscito ad avere una normale conversazione? Diede la colpa al sogno della mattina, di nuovo. Si sentiva un maniaco.
Aveva la bocca asciutta e gli mancava il respiro. Patetico, ridicolo, cretino, si ripeteva mentalmente. “Hey genio, così mi commuovi. Credevo che per te tutte le persone fossero solo un grosso ammasso di seccature.” Cercò di rimanere lucido. Fallendo miseramente. Di nuovo.
“Stare con te non è affatto una seccatura.” Per la prima volta lo sguardo di Nagi si staccò dal televisore, e si inchiodò in quello di Reo. Il quale, per la cronaca, era davvero sull’orlo del tracollo psicofisico. Le uniche cose che poteva percepire erano il suo battito cardiaco spaventosamente accelerato e gli occhi di Nagi addosso. Rimasero così, a fissarsi negli occhi degli istante che a Reo parvero durare un’eternità. Come in trance, si sentiva completamente sopraffatto da quella situazione, come davanti al rigore decisivo di una finale dei mondiali.
“Reo, direi che ora possiamo..”
Nagi non riuscì a finire la frase. Reo aveva serrato le palpebre e inaspettatamente ed improvvisamente, aveva stampato le labbra su quelle dell’amico.
Le labbra morbide di Nagi avevano un buon sapore. Fu il primo pensiero di Reo.
Il secondo, era che Nagi aveva anche un buon odore. Probabilmente muschio.
Il terzo pensiero invece fu: sto baciando Nagi Seishiro. Era un semplice contatto, labbra su labbra. Ma era decisamente abbastanza per essere definito bacio. Ne era certo.
Panico.
Per Nagi tutto ciò doveva apparire del tutto inspiegabile. E magari anche disgustoso. E sicuramente impacciato. E da sfigati. Patetico patetico patetico.
Il battito del cuore talmente tanto accelerato da sentire la testa girare e tutta la stanza attorno a lui muoversi, come durante un terremoto. Spalancò gli occhi, ed in preda al terrore si staccò da Nagi, con una violenza tale da sbalzarsi giù dalla sedia: finì rovinosamente con il sedere a terra e, ormai in iperventilazione, alzò lo sguardo verso l’altro.
Nagi era ancora sporto leggermente in avanti, verso il punto in cui fino a pochi secondi prima si trovava Reo. Aveva gli occhi chiusi, il volto rilassato e le labbra.. mio dio, le labbra incurvate in piccolo, pacifico sorriso.
Il tempo sembrava essersi fermato, e Reo aveva ufficialmente smesso di respirare.
Nagi emise un piccolo colpo di tosse, quelli che si solito si fanno per richiamare l’attenzione. Reo annaspava, gli avrebbe preso un attacco di panico.
“Reo..”
Nagi si alzò in piedi. E Reo serrò le palpebre, cercando di trattenere le lacrime; “Nagi, io…”. Non voleva vedere il momento in cui Seishiro sarebbe scappato a gambe levate dalla sua stanza, spezzandogli definitivamente il cuore e distruggendo tutti i suoi sogni.
Quello che sicuramente non si aspettava, appena un attimo di dopo, era di sentire le mani di Nagi attorno al suo viso e i loro corpi pericolosamente vicini. In preda alla confusione più totale, sentì l’amico sussurrare, proprio a fior di labbra: “.. volevo solo dichiarare l’inizio ufficiale della nostra campagna di Baldur’s Gate”. Una piccola pausa. Nagi gli stava così tanto vicino, che Reo poteva sentiva tutti i movimenti delle labbra dell’altro sulle sue.
“… ma credo che il gioco che hai scelto tu mi piaccia un po’ di più”.
Reo sentì la sua mascella dislocarsi e gli occhi uscirgli dalle orbite.
Si stavano baciando di nuovo. E decisamente più a fondo. Reo non ebbe il tempo chiedersi se stesse di nuovo sognando o se quella fosse effettivamente la realtà; Nagi gli si era letteralmente spalmato addosso, e si erano così ritrovati uno sopra all’altro a pomiciare sul pavimento. La lingua di Nagi si era intrufolata prepotentemente nella sua, e Reo non ci stava capendo più niente.
Era stato Nagi a baciarlo. Nagi lo aveva baciato. Nagi non era scappato. Nagi gli aveva infilato la lingua in bocca.
E ora lo stava bloccando a terra con tutto il suo corpo, mentre con le mani gli accarezzava dolcemente il viso. Reo era come paralizzato, mentre rispondeva a quel bacio; assecondava i movimenti della lingua dell’altro, concedendosi ogni tanto di respirare. La testa ancora gli girava, il resto del corpo immobile. Sentì le labbra dell’altro staccarsi dalle proprie: “Reo.. va tutto bene?” Grandi occhi grigi lo guardavano preoccupati, a solo pochi centimetri dai suoi. “Ci fermiamo, se per te non va bene”
“Cosa? NO!” La sua voce tremante si era decisamente alzata di un paio di ottave; distolse lo sguardo dagli occhi dell’altro. “È solo che…” deglutì “… non avrei mai pensato che, ecco… ti sarebbe stato bene. Questo intendo” disse indicando i loro corpi l’uno sull’altro. Nagi lo guardò confuso “Questo cosa?”. Reo alzò un sopracciglio, perplesso “Cosa? Nagi, nel caso non te ne fossi reso conto, stiamo limonando sul pavimento di camera mia!” Lo strinse a sè, e Nagi gli crollò addosso; Reo affondò il viso nell’incavo del suo collo. “Io.. pensavo che non sarebbe mai potuto succedere, ecco. Credevo che.. se solo ci avessi provato, saresti che ne so, scappato?” si strinse ancora di più addosso all’altro. “È che tu mi piaci, Nagi. Mi piaci da un po’.” buttò fuori tutto d’un fiato.
Per qualche istante, rimasero in silenzio, abbracciati su quel pavimento. Reo continuava ad aggrapparsi alla felpa di Nagi, a tenerselo stretto, con la paura che davvero potesse andarsene da un momento all’altro. Serrò le palpebre; due lacrime riuscirono comunque a scappare, rigandogli le guance. Singhiozzò.
“Reo…” Nagi iniziò ad accarezzargli teneramente il capo “io non potrei mai scappare da te”. Rise. “Anche perché, se solo ci provassi, tu inizieresti a rincorrermi strillando come un pazzo. E io mi stancherei dopo pochissimo tempo”.
Reo non potrè fare a meno di sorridere, nonostante le lacrime che ormai fuoriuscivano copiose dalle sue ciglia, andando a bagnare la felpa dell’altro. Nagi continuava teneramente ad accarezzargli la testa.
Rimasero così, uno sopra all’altro su quel pavimento per un tempo che nessuno dei due avrebbe saputo quantificare. Anzi, il tempo stesso sembrava essersi fermato.
Fu Nagi a interrompere quel momento. “Reo.. ma io ti piaccio sul serio?”
Reo rimase spiazzato da quella domanda. Portò le mani sul petto dell’altro ragazzo, separando il loro corpi quando bastava per poterlo guardare negli occhi: Seishiro non lo guardava negli occhi, aveva abbassato lo sguardo ed era.. arrossito? Reo sorrise.. era davvero tenero, in quel momento.
“Sì Nagi.. tu mi piaci. E mi piaci tanto”
“Perché.. perché proprio io?” Chiese l’altro, staccandosi ulteriormente e passandosi una mano tra i capelli. Nagi aveva un’espressione ancora più indecifrabile del solito.
Reo fece leva sui propri gomiti e si sollevò da terra; ora erano seduti l’uno di fronte all’altro, le gambe di Reo bloccate sotto quelle dell’altro.
“Mi piaci proprio perché sei tu, Nagi.” Gli prese il viso tra le mani. Finalmente Seishiro lo guardò negli occhi “Ma io sono.. sono un casino.”
Reo scoppiò a ridere “Anche io lo sono, Nagi. Tutti siamo un casino, a modo nostro”. Gli diede un dolce bacio sulle labbra, sussurrando: “Tu sei… il mio tesoro. Sei la cosa più preziosa che ho”.
Gli occhi di Nagi si illuminarono. “Più del conto in banca di tuo padre?”
“Più di ogni singolo yen che possiedo, più di ogni singolo yen che guadagnerò in futuro”
Ed entrambi scoppiarono a ridere.
