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Il telefono squilla

Summary:

Red ha finalmente raggiunto la vetta di Monte Argento, dove l'unico suono, oltre al soffiare della bufera, è quello del suo cellulare.

Notes:

(See the end of the work for notes.)

Chapter 1: 1: Il telefono squilla

Chapter Text

Il suono del cellulare riecheggiò nel silenzio.
“Hey, sono io.”
L’altro non rispose, solo una grossa nuvola del suo respiro scivolò muta dalle narici.
“Loquace come sempre. Si può sapere dove sei? Il tuo cellulare è pressoché impossibile da raggiungere. Ti cerco da giorni.”
Non ci fu risposta se non l’infuriare del vento dentro il microfono dell’apparecchio telefonico.
Poi, uno starnuto.
“Oh.”
Una sorta di sospiro preoccupato rivelò che chi stava chiamando aveva compreso quanto lontano fosse andato il suo amico.
“E così ce l’hai fatta. Com’è la vista di lassù? Dicono che un uomo che lo scala e ne raggiunge la vetta possa esalare il suo ultimo ghiacciato respiro mentre sorge l’alba ed un Articuno solca il cielo”
Ancora uno starnuto, poi un profondo ruggito del Charizard fece capire che, per quanto freddo ci fosse, aveva tutto il calore necessario a non esalare un respiro ghiacciato.
“E dai, scherzavo! Lo so che non sei del tutto uno sprovveduto. Avrai con te i tuoi migliori pokèmon. Charizard, Pikachu, Snorlax…non avrai portato con te Lapras spero.”
Il ragazzo tossì mentre alzava gli occhi al cielo. Ovviamente lo aveva portato, dato che per arrivare lassù serviva risalire anche parecchi fiumi e cascate.
“Hai chiamato tua madre? E mio nonno?”
“Ha-ah”
“Qualche volta potresti parlare un poco di più sai? Ad ogni modo…sono felice per te.”
Red sentì lo stomaco chiuderglisi.
Nessuno più di lui si era fatto valere per le sue capacità di allenatore delle più svariate specie pokèmon. Era in grado di comprendere ogni esigenza dei compagni della sua squadra, di saperli far lottare, allenare e lavorare al meglio. E se non volevano lottare, semplicemente li allevava. Quando volevano essere liberi li liberava.
Ma due giorni fa aveva capito una cosa, nel momento in cui aveva messo piede sulla vetta dell’imponente Monte Argento.
Aveva dimenticato.
Aveva trascurato.
Le persone, gli umani.
Amici, parenti e nemici.
Non avevano più interesse per lui.
Appena raggiunta l’alta vetta di Monte Argento, aveva compreso che tutto il mondo scorreva sotto di lui e che non gli interessava affatto. Ma a Green invece interessava.
Lo aveva chiamato più e più volte, incurante della mancanza di linea e del fatto che gli venivano chiuse le telefonate in faccia. A lui importava.
Una persona a cui aveva fregato il titolo di Campione appena ottenuto. Probabilmente gli aveva erroneamente ammazzato un pokèmon, anche se Green non ne aveva mai fatto parola a nessuno. Ma Red lo aveva visto portare dei fiori su una tomba di un Rattata nella Torre Pokèmon più volte. Ed eppure si preoccupava e lo chiamava. E sembrava felice di venire a conoscenza di ogni nuova conquista che Red riusciva a compiere.
“Ora che farai? Sai, io dirigo una palestra ora, potresti venire a trovarmi.”
Una forte folata annunciò l’arrivo di una tempesta di neve di lì a poco.
Red si strinse un po’ al suo Charizard.
“Credo che attenderò, Green.”
Dall’altra parte della linea, Green scosse la testa: “Cosa attenderai con precisione, Red? Che una valanga ti seppellisca vivo? Che un pokèmon selvatico ti divori? Che il freddo o la fame ti stronchino?”
Un nodo alla gola gli strozzò le parole.
Red chiuse gli occhi.
“No, attenderò che…”
La linea saltò ed il vento cancellò le ultime parole, lasciando Green a strepitare contro un cellulare muto.
“Che tu venga a sfidarmi.” Soffiò Red nel telefono. Poi lo chiuse e lo guardò Charizard.
Charizard sapeva che tutta quella storia era una cretinata galattica e che Red era tanto bravo a capire loro quanto stitico a capire quelli della sua specie. Sapeva che avrebbe fatto una scemenza molto, molto grossa.
E così accadde. Red si alzò, strinse il cellulare in una mano e caricò il braccio all’indietro. Poi, in una frazione di secondo, lo lanciò nell’enorme baratro su cui sovrastava la vetta di Monte Argento.
“Attenderò.”