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Uno scoop sensazionle

Summary:

Il giornalista Castiel Novak riceve delle informazioni anonime che potrebbero rovinare la carriera di Dean Winchester, nuovo amministratore delegato della RockSalt, Inc. Nel tentativo di verificare tali informazioni, riuscirà a tenere separati sentimenti e lavoro e a destreggiarsi tra i precari equilibri di potere ai vertici dell'azienda?

Chapter 1: Un CD dalla custodia fucsia

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Capitolo 1 - Un CD dalla custodia fucsia

Castiel si stava dirigendo a passo svelto verso la sede del Daily Voice, giornale per cui lavorava da quasi cinque anni, quando il suo cellulare squillò.
Chiuse gli occhi reprimendo un’imprecazione. Aveva in una mano un cappuccino ormai freddo, nell’altra una cartellina portadocumenti sul punto di esplodere e la tracolla della borsa con dentro il computer era tenacemente avvinghiata al suo trenchcoat. Si sarebbe dovuto fermare per liberarsi e cercare in quale tasca avesse abbandonato il telefonino quella mattina. In più era in ritardo.
Spero almeno che sia qualcosa di serio e non la compagnia telefonica che mi informa delle loro nuove e convenientissime promozioni, pensò leggermente irritato.
«Pronto, chi è?» Domandò attraverso l’apparecchio dopo aver rivoltato da cima a fondo il suo soprabito per trovarlo infine in una tasca interna perfettamente mimetizzata con la stoffa dell’indumento.
«Signor Novak?» Rispose una voce distorta dall’altro capo della linea.
Sembrava proprio una di quelle telefonate, rifletté.
«Sì, sono io. Con chi parlo?» Castiel si sedette sulla panchina di legno su cui aveva appoggiato cappuccino, cartellina e borsa, estraendo da quest’ultima un taccuino e una penna. Era un giornalista abbastanza famoso in città e non era raro che ricevesse soffiate telefoniche che poi si trasformavano nei suoi pezzi più brillanti. Almeno quando non erano semplicemente psicopatici che vaneggiavano su teorie di cospirazione globale, alieni o la fine del mondo.
«Chi sono non è importante. Ho delle informazioni per lei.»
L’alone di mistero faceva spostare l’indice dell’attendibilità pericolosamente verso lo zero ma avrebbe comunque ascoltato quello che aveva da dirgli. Non si sa mai.
«Che genere di informazioni?» Chiese Castiel, incuriosito.
«Il genere di informazioni che manda in rovina una persona molto influente.» La voce dell’uomo aveva un che di artificiale, come se fosse camuffata in qualche modo.
«E chi sarebbe questa persona influente?»
«Lei conosce la RockSalt, Inc.?» Domandò l’uomo misterioso, pronunciando quasi con circospezione il nome dell’azienda.
«Certo, sono i maggiori distributori di sale per uso alimentare e industriale del Kansas.» Replicò il giornalista lasciando trasparire un po’ di impazienza.
Avrebbe desiderato ardentemente potergli dire di andare dritto al punto ma non poteva rischiare di fargli cambiare idea o, peggio, rivolgersi ad un altro giornalista.
«C’è del marcio ai vertici di quella azienda, posso fare dei nomi. Lei è una persona intelligente signor Novak, ho letto tutti i suoi articoli. Voglio che sia lei a portare in superficie il torbido che si nasconde sotto quella facciata ipocrita.»
«Nomi come…» terminò in sospeso la frase aspettando che il suo sconosciuto interlocutore la continuasse.
«In realtà ne basta uno: Dean Winchester.»
Castiel conosceva quel nome, era uno dei membri del CdA della RockSalt, Inc., ma si stupì di sentirlo. In realtà il nome che si era formato nella sua mente sempre più vividamente durante la conversazione era un altro: Fergus Crowley, anch’esso azionista maggioritario del gruppo ma spesso implicato in situazioni poco chiare e al limite della legalità. Purtroppo né i giornalisti né la polizia erano mai riusciti ad ottenere qualcosa di più di sospetti e congetture; quell’uomo sembrava avere il più feroce esercito di avvocati di tutti gli Stati Uniti e amicizie influenti ovunque.
Per un attimo aveva pregustato il sapore di una svolta ma rimase deluso.
«Cosa sai su di lui?»
Meglio informazioni su uno degli altri membri del CdA piuttosto che nulla, magari avrebbe potuto ricollegare questo Winchester a Crowley.
«So che da quando ha ereditato le quote del padre non ha fatto altro che trasferire piccole somme di denaro in conti all’estero, aspettando di riuscire a svuotare le casse e scappare con i soldi. E adesso che è diventato amministratore delegato il compito gli sarà ancora più facile. Sta mettendo in pericolo la RockSalt e tutti i suoi dipendenti, e va fermato prima che sia troppo tardi.»
Dunque Robert Singer non era più al vertice dell’azienda. Doveva essere un cambiamento recente perché l’ultima volta che ne aveva sentito parlare rivestiva lui quel ruolo. Avrebbe approfondito la questione, anche solo per curiosità, ma dubitava che ci fosse del vero in quello che il suo interlocutore gli stava dicendo. Quell’improvviso accoramento finale gli suggeriva un coinvolgimento emotivo; probabilmente era un ex-dipendente in uno dei centri di estrazione licenziato e in cerca di una vendetta personale contro l’uomo che, tenendo in mano le redini della compagnia, riteneva responsabile.
«Ho le prove, sa? Nero su bianco.» Aggiunse l’uomo, come se avesse percepito lo scetticismo di Castiel.
Questa era una novità decisamente interessante.
«Che prove?» Indagò.
«Prove che potrebbero cambiare entrambe la vite di chi incriminano e di chi le rende pubbliche, signor Novak. Vada all’aeroporto, cassetta di sicurezza numero 25. Quando sarà lì si ricordi che nonostante sia estenuante è un passo fondamentale individuare i caratteri di un colore. Buon lavoro, mi terrò in contatto.» Riattaccò dando a malapena il tempo a Castiel di segnare quelle parole assurde.
Interdetto dalla brusca interruzione della chiamata, il giornalista fissò con disprezzo il telefono per poi riportare l’attenzione su quella frase incomprensibile.
I caratteri del colore? Cosa caspita dovrebbe significare? Si chiese sempre più nervoso. Aveva perso del tempo prezioso, il caporedattore, Zachariah, gli avrebbe fatto l’ennesima ramanzina e non aveva alcuna informazione utile in mano se non le frasi sconnesse di un pazzo.
Strappò il foglio dal taccuino e raccolse di fretta le sue cose. Proprio mentre pensava che la giornata non sarebbe potuta andare peggio il cappuccino si rovesciò sulla cartellina portadocumenti dando ai fogli un colore brunito e una consistenza molliccia.
Cercò di tamponare il danno come meglio poteva con dei fazzolettini, mordendosi il labbro inferiore per non dare sfogo all’improvvisa voglia di urlare che si stava impossessando di lui, e dopo aver asciugato l’asciugabile si diresse verso il più vicino cestino dell’immondizia.
Buttò i fazzoletti appiccicosi e stava per far fare la stessa fine al foglio di carta appallottolato quando ebbe un’improvvisa illuminazione.
“Un passo fondamentale” era il titolo di un articolo che aveva scritto sui rapporti tra omosessualità e letteratura, imperniato sulla figura di Langston Hughes, un poeta vissuto a Lawrence nei primi del novecento.
Improvvisamente anche le altre parole acquistarono un senso, prendendo il loro posto come tasselli di un mosaico.
“The Weary Blues”, il blues estenuante, era il titolo di una delle sue autobiografie. Blues, blu. Ogni colore è individuato da un codice esagesimale, il codice di un colore…
Possibile?
No, scacciò il pensiero riprendendo a camminare. Perché un tale livello di segretezza al punto che solo lui avrebbe potuto decifrare quella frase? Forse i documenti erano veramente roba che scotta. In quel caso probabilmente sarebbe stato meglio coinvolgere la polizia, però.
Si fermò, fissando il foglio che continuava a tormentare tra le dita.
Non poteva avvertire le forze dell’ordine senza avere la certezza che quelle prove fossero reali e sostanziose. Inoltre aveva la netta sensazione che qualsiasi cosa ci fosse in quella cassetta di sicurezza non era stata ottenuta del tutto legalmente, altrimenti perché chiamare lui invece di rivolgersi alla polizia?
C’era qualcosa di poco chiaro in quella faccenda e finché non si fosse accertato di come stessero le cose non avrebbe detto nulla a nessuno.
Infilandosi in tasca il foglio spiegazzato si girò e tornò sui suoi passi.
Si sarebbe potuta rivelare tutta una messinscena, avrebbe potuto non trovare nulla in nessuna cassetta di sicurezza ma ormai il germe del dubbio si era infiltrato nel suo cervello.
Alla peggio avrebbe solo rischiato il licenziamento.

Dopo aver parcheggiato in quadrupla fila fuori dall’aeroporto, essere inciampato in un bambino che inseguiva un gatto ed aver evitato per un pelo di essere gambizzato da parte del padre, entrò nell’imponente edificio di vetro e cemento.
Le parole “Lawrence Municipal Airport – LWC” svettavano in blu su quasi ogni superficie grigiastra e un mare di persone affollava le aree davanti ai monitor che riportavano orari di arrivi e partenze.
Passando accanto alle uscite per gli imbarchi raggiunse la sala d’aspetto e l’attigua fila di cassette di sicurezza che consentivano ai clienti delle compagnie aeree che facevano scalo in quell’aeroporto di depositarvi materiale personale.
Su ogni sportellino nero vi era una tastiera con un piccolo display verde. Si diresse speditamente alla numero 25 e digitò il codice 0000FF, corrispondente al colore blu, ringraziando il suo Blackberry e la connessione Wi-Fi dell’aeroporto che gli avevano consentito di cercare la combinazione alfanumerica.
Con un click lo sportello si aprì. O meglio, provò ad aprirsi ma siccome un angolo era piegato Castiel dovette forzarlo per sbloccarlo dall’intelaiatura.
All’interno della cassetta vi era un CD in una decisamente poco appariscente custodia fucsia. Raccolse l’oggetto e chiuse lo sportello, liberando la cassetta.
Cercando con lo sguardo un posto per mettersi a sedere, optò per una sedile di plastica libero tra una teenager vestita come Morticia ad un funerale e un messicano con i baffi più folti di Guadalajara.
Si sedette, estraendo il computer dalla borsa a tracolla e aprì la custodia del CD. Ignorò come di consueto il solito messaggio di errore dell’antivirus che minacciava possibili invasioni di ultracorpi in caso di mancato aggiornamento e inserì il dischetto nel lettore.
E adesso veniamo a noi, Dean Winchester, pensò con un misto di eccitazione e impazienza mentre si accingeva a visionare il gruppo di documenti che si era aperto davanti ai suoi occhi.