Chapter Text
Quando si erano salutati, subito prima che David partisse per Parigi, Thiago non si era sentito sereno. Presto avrebbe raggiunto il suo amico, questo almeno lo tranquillizzava, ma non poteva fare a meno di chiedersi come se la sarebbe cavata in una città sconosciuta, tra persone che non aveva mai visto, e che parlavano una lingua per lui ancora del tutto ignota.
In tempi normali una preoccupazione del genere non lo avrebbe neppure sfiorato. David era andato via da casa molto giovane ed aveva imparato a cavarsela da solo sin da subito, in più con il carattere che aveva non trovava mai difficoltà a circondarsi di amici e suscitare affetto anche nelle persone che incontrava per la prima volta.
Era ancora così, tranne che quella che stavano vivendo non si poteva definire esattamente una situazione normale, non del tutto almeno. Era passato del tempo, troppo poco probabilmente, ma comunque abbastanza da mettere le cose maggiormente in prospettiva. Tutti erano più rilassati, riposati, persino la stampa aveva trovato altro con cui distrarsi. La tremenda disfatta del Brasile contro la Germania non era più la notizia del giorno, e questo era, da più punti di vista, un enorme sollievo.
Ma ce ne sarebbe voluto di tempo per dimenticare quell'inferno, questo lo sapevano tutti, anche se a nessuno faceva piacere parlarne. A David anche meno che ad altri.
Più volte, nei primi giorni, Thiago gli aveva chiesto come stesse, sinceramente preoccupato per lui al punto da dimenticare, o almeno mettere in secondo piano, la sua stessa delusione. Non gli era piaciuto quello che aveva visto sul viso e negli occhi del suo amico subito dopo la partita con la Germania, quando era andato a prenderlo in mezzo al campo con la possibilità di offrirgli solamente un abbraccio come misera consolazione.
E le cose erano peggiorate ancora dopo la partita contro l'Olanda.
Tutti quelli che erano allo stadio, in quelle due terribili giornate, o anche semplicemente davanti alla TV, erano tornati alla loro solita vita con la sensazione di aver vissuto un incubo, ma dallo sguardo di David Thiago aveva avuto l'orribile sensazione che qualcosa in lui si fosse spezzato irrimediabilmente e per la prima volta da quando lo conosceva, aveva avuto paura per lui.
Nessuno tra i loro compagni di squadra era riuscito a prendere alla leggera quanto era successo, sarebbe stato umanamente impossibile, e in fondo ingiusto nei confronti di tutti quelli che avevano creduto in loro. Ma con il passare del tempo nell'animo di tutti era subentrata la rassegnazione ed il desiderio di rivalsa che spingeva molti a fare grandi progetti per il futuro, sia con i rispettivi club che con la maglia della nazionale.
In questo David non era stato da meno, non smetteva di dire quanto fosse entusiasta del fatto che avrebbero giocato di nuovo insieme molto presto, nella stessa squadra, per un'intera stagione e per molte altre a venire. Thiago gli credeva e condivideva quell'entusiasmo, naturalmente, però anche a distanza di tempo, non riusciva a scrollarsi di dosso la sensazione che qualcosa non andava nel sorriso, nello sguardo, persino nel tono di voce di David.
Era come se mancasse qualcosa e per qualche tempo non seppe neppure dire cosa, tanto da arrivare a convincersi di essere paranoico.
Fu quando furono costretti a salutarsi perchè David doveva essere a Parigi qualche giorno prima di lui per impegni burocratici con il nuovo club, che Thiago si rese conto che ciò che veramente mancava era quella scintilla di vitalità che un tempo era presente in tutte le cose che David faceva e che era così tipicamente sua, che adesso che non c'era più era quasi come stare con un'altra persona, anche quando ridevano e scherzavano come se tutto fosse normale.
David sembrava vivere ogni situazione con distacco, come se un sottile velo di ghiaccio gli avesse imprigionato il cuore impedendogli di provare vere emozioni.
Thiago non ebbe bisogno di chiedergli cosa fosse che lo bloccava, il motivo poteva indovinarlo benissimo, c'entrava ancora quel maledetto mondiale e forse non era neppure così strano che il suo amico ne soffrisse ancora e più di quanto non stesse facendo lui stesso.
Quello di David Luiz era un nome che faceva rumore, in Brasile e nel mondo, anche più di quanto non facesse il suo. La responsabilità che sentiva di avere sulle spalle era enorme. Il fatto che il difensore da 50 milioni di sterline fosse stato in campo, in quella dannata partita contro la Germania, mentre lui no, costituiva un'altra differenza sostanziale.
David, inoltre, aveva creduto di poter stringere quella coppa più di quanto avessero fatto altri. Era sempre stato un sognatore e una persona dotata di una sensibilità fuori dalla media. Al di là della sua allegria innata, della perenne voglia di scherzare, viveva ogni emozione in modo profondo e totale e non aveva mai avuto paura di chiudere il suo cuore ad esse. Almeno fino a quel momento.
Thiago era quello più maturo, più introverso, più riservato e meno impulsivo. Per questo sapeva analizzare le situazioni con più freddezza e sapeva distaccarsi da esse il necessario per non restarne troppo ferito. Tutto ciò l'aveva portato ad osservare la propria squadra, e i suoi limiti, con maggiore obbiettività.
Anche lui come tutti gli altri si era cullato in quel sogno meraviglioso mille e mille volte, e ce l'aveva messa tutta, combattendo con ogni arma a sua disposizione perchè quel desiderio diventasse realtà, ma sin dalla prima partita si era accorto che non sarebbe stato facile e che, purtroppo, per qualche motivo, la loro squadra non riusciva ad esprimersi al meglio delle proprie potenzialità.
Alla fine la delusione era arrivata, pesante come un enorme macigno. Ma Thiago era arrivato a quel momento più preparato di quanto non fosse stato David.
“Te la caverai?” gli chiese ridendo, mentre si salutavano al gate dell'aereoporto nei pochi minuti rimasti prima dell'imbarco. Aveva insistito per accompagnarlo anche se non era strettamente necessario.
“E tu?” rispose l'altro, scherzando a sua volta.
“Dico seriamente.”
“Seriamente, per quando mi avrai raggiunto conoscerò già Parigi come il palmo della mia mano” gli rispose David con uno dei suoi enormi sorrisi, uno di quelli che in quei giorni ingannavano chiunque, ma non Thiago.
Quando il gate venne aperto Thiago provò un tuffo al cuore. Ora doveva sul serio lasciarlo andare. Sapeva che tutta quella apprensione non era normale, ma non riusciva a fare a meno di preoccuparsi.
Scambiarono qualche altra veloce battuta, amichevoli pacche sulla spalla, un abbraccio veloce, poi rimasero qualche istante in silenzio, come se avessero troppe cose da dirsi ancora, ma non riuscissero a pronunciarne nessuna.
Alla fine “starai bene?” chiese Thiago per l'ennesima volta, stavolta in tutta serietà, cercando la verità negli occhi di David, prima ancora che nelle sue parole.
E vide chiaramente, in maniera perfettamente distinta, il momento in cui il sorriso di David vacillò. Fu solo un attimo, ma sufficiente perchè Thiago provasse un'orribile sensazione proprio alla bocca dello stomaco.
Aveva avuto ragione, c'era qualcosa che non andava in David, anche se lui si sforzava di dimostrare il contrario, e non avrebbe avuto la possibilità di stargli accanto proprio in un momento così stressante.
Sapere che non c'era nulla che potesse fare era enormemente frustrante per Thiago, e non c'era neppure più tempo per parlare, ormai dovevano salutarsi una volta per tutte.
Neanche a David faceva piacere partire da solo, ma cercava di consolarsi pensando che quello era solo l'inizio di una nuova avventura, e che ben presto Thiago lo avrebbe raggiunto.
“Starò benissimo, mammina” scherzò per nascondere l'amarezza, poi lo abbracciò con il suo solito slancio. Fu un abbraccio vero questa volta, e Thiago non potè fare a meno di sorridere, malgrado tutto, col viso affondato nei suoi riccioli, e stringerlo a sua volta.
Pochi minuti dopo Thiago si ritrovò solo, al volante della sua auto, con mille pensieri in testa. L'unico piacevole dei quali era la sensazione che aveva provato quando si era ritrovato quasi all'impovviso tra le braccia di David.
***
Le prime cose che David vide a Parigi furono l'interno di un'auto di lusso, una camera d'albergo ancora più lussuosa e flash di macchine fotografiche. Molti flash. Persino troppi. I suoi primi giorni nella capitale francese furono una girandola senza fine di conferenze stampa, presentazioni, strette di mano e persone che si ostinavano a parlargli in francese troppo velocemente perchè potesse capire cosa gli stessero dicendo.
Arrivava alla sera stanco morto e, strano a dirsi nel suo caso, con la voglia di starsene da solo. Sapeva molto bene che in questo modo non stava aiutando sé stesso. Avrebbe dovuto cercare di conoscere quanto prima i suoi nuovi compagni di squadra, almeno quelli che si trovavano già a Parigi, lo staff e la città stessa. Quanto prima si fosse ambientato, tanto prima si sarebbe trovato a suo agio in squadra e tanto prima avrebbe superato il piccolo shock che sempre accompagnava l'inizio di una nuova vita in un luogo sconosciuto.
La verità, però, era che già gli mancava il Brasile, gli mancava la sua lingua e soprattutto gli mancavano le persone. Probabilmente avrebbe dovuto dedicare ogni suo pensiero alla sua famiglia, prima che a chiunque altro, e alla sua ragazza, ma inevitabilmente, quando finalmente poteva rilassarsi sotto una doccia calda, era Thiago a tornargli in mente. Più in particolare quell'ultimo abbraccio che si erano scambiati all'aereoporto.
Il suo amico l'aveva colto alla sprovvista quando gli aveva chiesto come stesse, in quel tono così serio, proprio prima di vederlo andare via dall'altra parte dell'oceano. Il suo sguardo penetrante, quasi indagatore, l'aveva messo a disagio. David aveva creduto che fossero passati oltre quella fase. Non gli dispiaceva sapere che aveva in Thiago un amico così attento e premuroso, la cosa che gli dispiaceva, casomai, era la consapevolezza che gli stava dando delle preoccupazioni nonostante avesse fatto di tutto per evitarlo.
Quando era da solo coi suoi pensieri e non aveva più nulla per tenere la mente occupata, i suoi ricordi tornavano ancora troppo spesso a quelle due dannate partite. Il ricordo della seconda lo tormentava quasi più di quello della prima. Perchè una sconfitta, per quanto brutta, poteva essere considerata un incidente, ma due di seguito? E proprio in una circostanza così importante, per di più.
Cercava di non dare a vedere quanto la cosa gli bruciasse ancora, quanto difficile fosse, per lui, andare oltre, guardare avanti. Sapeva che quella era la cosa giusta da fare, ma era anche perfettamente consapevole di essere un privilegiato in una nazione di persone che la cui vita era costellata di difficoltà, e nonostante tutti i sacrifici che al suo amato paese quello show era costato, non era riuscito a ripagarli come avrebbe voluto. Perchè allora, avrebbe dovuto ritrovare una pace interiore che non meritava?
Sotto il getto d'acqua di una doccia che lavava via la stanchezza della giornata appena conclusa, ma non quegli oscuri pensieri, David pensò che tutto questo non poteva, non voleva dirlo alle persone a cui voleva bene. Incluso, e più di tutti a Thiago che aveva vissuto con lui quegli orribili momenti sia dentro che fuori dal campo e non aveva bisogno di farsi carico anche sei suoi problemi.
Ma apparentemente stava fallendo anche in questo. Sentì la rabbia crescergli dentro, gelida e improvvisa, all'idea che rischiava di trascinare Thiago con sé in quell'incubo da cui ancora non riusciva a svegliarsi, ma un dolore lancinante alle nocche della mano lo riportò alla realtà. Si accorse solo allora di aver colpito con forza eccessiva la parete della doccia e che l'acqua che scivolava sulla sua pelle era diventata ormai fredda.
Con un sospiro uscì dalla cabina, si asciugò e si rivestì in fretta, e mentre lo faceva tenne gli occhi puntati sul cellulare. Voleva chiamare Thiago.
Era passato qualche giorno, ormai da quando aveva lasciato il Brasile ed era riuscito a scambiare con lui solo qualche sms. David aveva voglia di sentire la sua voce, semplicemente. Si stese sul letto senza lasciare il telefono, ma anzi, restando a contemplare il piccolo schermo luminoso senza agire. Alla fine non seppe decidersi a chiamare il suo amico, senza sapere bene perchè. Aveva la vaga e scomoda sensazione che fosse, in fondo, sbagliato.
Forse avrebbe dovuto telefonare a Sara, anche con lei non aveva scambiato che poche parole, sarebbe stata la cosa più logica.
Appoggiò il telefono sul cuscino accanto a sé e chiuse gli occhi. Solo per un momento, si disse, poi avrebbe chiamato la sua ragazza. Ma nel giro di pochi minuti era profondamente addormentato.
***
Il nuovo giorno cominciò per David come era finito il precedente, con la voglia di chiamare di Thiago, ma il fuso orario lo costrinse a rimandare ancora. La giornata proseguì con la solita girandola di impegni che non gli lasciarono il tempo per fare nulla. In questo modo trascorse una settimana senza che riuscisse a fare quella famosa telefonata, ma almeno adesso aveva il suo appartamento, una casa meravigliosa che lo staff del club aveva scelto per lui, in pieno centro, con più stanze di quante mai avrebbe potuto usarne una persona sola e una vista panoramica mozzafiato su una delle città più belle e romantiche del mondo. Un posto da sogno che sperava di riuscire presto a chiamare casa.
Vi tornò dopo l'ennesima giornata trascorsa a sorridere ad un mucchio di perfetti sconosciuti, e dopo un primo allenamento poco impegnativo, con alcuni dei nuovi compagni di squadra. Sembravano persone simpatiche, erano stati tutti gentili con lui, ma David ebbe l'impressione che gli ci sarebbe voluto un po' per inserirsi davvero nel gruppo.
Non ci si era impegnato molto, se ne assumeva piena responsabilità, ma in quel periodo si sentiva spesso come impigrito e meno entusiasta del solito nel fare ogni cosa. Attribuì tutto alla stanchezza e decise di non farsene un problema. Si sarebbe fatto degli amici anche lì, magari solo un po' più lentamente del solito. In ogni caso ben presto alcuni dei suoi compagni della nazionale brasiliana sarebbero arrivati e questo avrebbe migliorato decisamente la situazione e soprattutto il suo umore. E si, sarebbe arrivato anche Thiago, fianlmente, e quel pensiero da solo bastava a risollvergli il morale non proprio alle stelle.
Tornato a casa David decise che era ora di personalizzare un po' il suo nuovo appartamento. Non aveva portato molto con sé, la maggior parte delle sue cose erano arrivate imballate da Londra, e disfare quei pacchi era un lavoro lungo e faticoso che stava rimandando di giorno in giorno, ma se non altro aveva portato dal Brasile un po' di foto in cui era con la famiglia o con gli amici.
Esporre quei piccoli capolavori lo faceva sentire già più a casa. Quando ebbe finito di sistemarli in modo soddisfacente, si accorse di avere un enorme sorriso sulle labbra e che il suo sguardo si era soffermato a lungo, molto a lungo, su una foto in cui era da solo con Thiago. Non c'era nulla di particolare in quell'immagine, ma a David piaceva molto perchè entrambi sembravano molto felici.
Si sorprese di nuovo ad aver voglia di parlare con lui, e di nuovo dovette chiedersi se fosse giusto. Non aveva esattamente avuto il tempo di sentirsi solo e anche in quel caso avrebbe potuto chiamare sua madre, sua sorella, la sua ragazza. Ma l'unica voce che aveva davvero voglia di sentire era quella del suo amico. Ancora una volta ebbe la scomoda sensazione che non fosse una cosa del tutto normale, ma decise comunque che giusto o sbaglito, avrebbe finalmente chiamato Thiago perchè erano troppi giorni che non si sentivano.
Si buttò sul divano e compose il numero, solo per scoprire che il cellulare del suo amico era spento. Ci rimase un po' male, ma di certo Thiago non passava le giornate ad aspettare una sua telefonata.
Accese la TV rimase un bel po' a girare i canali nell'attesa di trovare qualcosa da vedere e alla fine si soffermò su uno stupido film d'azione che già conosceva, così poteva almeno seguire la trama e fare un po' di pratica con il francese. Provò di nuovo a telefonare a Thiago, durante uno stacco pubblicitario, ma ancora una volta non ebbe fortuna. Ritentò, un'ultima volta, quando il film finì, per ottenere sempre lo stesso risultato.
Tutto il buon umore che gli era tornato mentre sistemava le foto era già scomparso di nuovo, anche se sapeva che si sarebbero rivisti entro pochi giorni, così rimase sul divano, come spossato, con la TV accesa che però non stava più guardando, e senza riuscire a trovare neppure la forza per trascinarsi a letto.
***
In quei giorni, dall'altra parte del mondo, Thiago pensava a quanto fosse fortunato a vivere nell'era di Internet, e in particolare di You Tube. Significava poter rivedere, quasi in tempo reale, tutto quello che succedeva nel mondo, che si trattasse di eventi grandi o piccoli. E nel mondo del calcio l'arrivo di un giocatore come David Luiz a Parigi era un fatto piuttosto importante. Non solo per la cifra astronomica che era costato al club parigino, ma anche perchè il ragazzo aveva una quantità di fans veramente incredibile, grazie alle sue capacità, sicuramente, ma senza dubbio anche grazie al suo aspetto. La cosa aveva fatto sorridere Thiago in più di una occasione, il modo in cui le ragazze impazzivano letteralmente per David e il modo in cui la cosa al tempo stesso rendesse felice ed imbarazzasse il suo amico.
David era ormai abituato a vivere sotto i riflettori, gli piaceva giocare con le telecamere quasi quanto con un pallone, ma era rimasto comunque, nel profondo, una persona semplice e a volte ancora si meravigliava della sua stessa popolarità.
Thiago lasciò passare un paio di giorni dalla partenza di David prima di cercare qualche video per sapere come era iniziata l'avventura parigina del suo amico. Sapeva che era arrivato e che subito era stato preso da mille impegni perchè si erano scambiati alcuni messaggi, e poi sapeva come funzionavano certe cose perchè le aveva vissute in prima persona. Non si preoccupò, quindi, del fatto di non aver avuto occasione di parlare con lui.
Non ebbe neppure difficoltà a trovare ciò che stava cercando; tra video amatoriali girati dai fans e quelli professionali dei programmi sportivi, il materiale su David Luiz non scarseggiava mai.
L'idea lo fece sorridere ancora mentre cercava notizie recenti sull'argomento. Trovò con facilità le prime interviste e le prime foto.
Thiago constatò che David faceva del suo meglio per sorridere alle telecamere e per essere gentile ed affabile come al solito, ma non era certo che fosse spontaneo al cento per cento e a volte sembrava quasi che gli costasse fatica. Thiago si sforzò di trovare la cosa normale. David aveva fatto un viaggio lungo, gli ci sarebbe voluto un po' a smaltire il jet lag, era prevedibile che apparisse un po' stanco.
Cercò di rassicurarsi con questo pensiero e di ricordare quanto erano stati faticosi, anche per lui, quegli stessi momenti. Alla fine però spense il pc perchè piuttosto che rassicurarlo, quei video gli stavano guastando l'umore. Pensò anche di telefonare direttamente all'amico ma poi rinunciò perchè non voleva sembrare assillante. Gli mandò un messaggio, comunque, al quale David rispose con qualche ora di ritardo, confermandogli che non fosse il caso di chiamarlo visto che doveva essere molto occupato.
Thiago cercò ancora altre notizie nei giorni successivi e ancora una volta non ebbe grosse difficoltà a trovarne. Ma se la prima ricerca gli aveva lasciato l'amaro in bocca, la seconda lo lasciò dichiaratamente preoccupato.
Davanti alle telecamere David era lo stesso di sempre. Scherzava, rideva, parlava volentieri con giornalisti e fans, ripeteva più e più volte quanto fosse felice di cominciare quella nuova avventura e Thiago non dubitava che fosse sincero quando diceva quelle cose, ma non c'era verso che quel sorriso falso che non arrivava agli occhi potesse ingannare proprio lui. Chiunque poteva cascarci, ma non Thiago Silva che conosceva così bene ogni più nascosto angolo dell'animo di David.
Ormai, suo malgrado, aveva imparato bene a conoscere anche quel sorriso finto. Era quello che nelle settimane precedenti gli aveva dato tanto spesso da pensare. Aveva sperato che lasciando il Brasile per un po', distraendosi con tutte le novità che Parigi gli avrebbe portato, David si sarebbe finalmente lasciato alle spalle la cocente delusione del mondiale e sarebbe tornato quello di sempre.
Ora Thiago pensava di essere stato troppo ottimista e di essersi voluto illudere. Non stava funzionando. Anche a centinaia di chilometri di distanza, anche senza guardarlo in faccia, poteva vedere che David non stava meglio di quando era partito e che anche se ce la stava mettendo tutta per tuffarsi in quella nuova avventura, il suo cuore e la sua mente erano, almeno in parte, molto, troppo, lontani.
Si sentì frustrato e impotente perchè non c'era nulla che potesse fare lì dove si trovava.
Avrebbe potuto telefonare a Sara, probabilmente lei era riuscita a parlare con David al telefono, ma per quanto avesse bisogno di notizie fresche, non riusciva proprio a farsi venire voglia di chiamarla. Era una ragazza simpatica, dolce e carina, ma anche se era la compagna del suo migliore amico non era mai riuscito ad instaurare con lei un rapporto di amicizia così saldo e profondo come quello che aveva con David stesso. E per di più gli sembrava quasi come se negli ultimi tempi si fosse creata una certa distanza tra i due. Andavano d'accordo, si vedeva che si volevano bene, ma qualcosa stava cambiando e sebbene David vivesse ogni situazione con eccessivo distacco, in quei giorni, la situazione con Sara sembrava essere iniziata anche da prima.
Alla fine, pensò Thiago, era sempre meglio procurarsi notizie alla fonte, quindi scrisse di nuovo un sms a David e rimase in attesa. Anche quella volta, però, la risposta si fece attendere un po' troppo. Thiago sapeva di non avere davvero diritto di preoccuparsi, David era un adulto, perfettamente capace di badare a sé stesso, ma proprio non riusciva a mettere a tacere quella vocina interiore che gli diceva che non tutto era come avrebbe dovuto essere.
Alla fine, dopo un pomeriggio di incessanti riflessioni, Thiago prese una decisione. Poteva essere stupida ed esagerata ma non gli importava, così comprò il primo biglietto per Parigi e fece in fretta e furia tutti i bagagli. Doveva comunque tornare in Francia nel giro di pochi giorni, nessuno se ne sarebbe meravigliato più di tanto e l'allenatore sarebbe stato persino contento.
Il giorno dopo avrebbe già potuto incontrare David di persona e allora, sperava, sarebbe stato tutto più facile.
***
David era ancora sul divano, a fissare la TV senza realmente guardarla, in una tiepida serata di agosto, quando qualcuno bussò alla porta del suo appartamento e lui si recò ad aprire contro voglia perchè era tardi e voleva solo riposarsi e per di più non era riuscito a parlare con Thiago. Insomma, non era dell'umore adatto per intrattenere nessuno.
Ma quando aprì e si ritrovò faccia a faccia proprio con l'oggetto dei suoi pensieri fu come se il cuore gli balzasse fuori dal petto ed ebbe la sensazione di essere davvero vivo per la prima volta dopo troppo tempo.
“Posso entrare?” chiese Thiago con un ampio sorriso. Avere finalmente David in carne ed ossa davanti a sé era un grande sollievo e trovava divertente la sopresa scritta a chiare lettere sul viso dell'amico.
“Certo, si” rispose David che stentava quasi a credere ai propri occhi “ma cosa ci fai qui? Ho cercato di chiamarti, come facevi a sapere l'indirizzo? Non dovevi arrivare la settimana prossima? E' successo qualcosa?”
Trovarselo davanti, comunque, così palesemente felice di rivederlo, diede a Thiago una gioia immensa e rise genuinamente divertito da quella piccola raffica di domande. E poi, David aveva cercato di chiamarlo? Aveva detto così? Forse era stupido ed infantile, ma quell'idea gli fece piacere.
Thiago decise di rispondere solo all'essenzale, per il momento, e stringendosi nella spalle come se fosse poca cosa, disse “ho anticipato la partenza per smaltire il jet lag prima di iniziare a fare sul serio con gli allenamenti. E qualcosa mi dice che ho fatto bene a non aspettare domani per venirti a trovare.”
David scosse la testa sorridendo “hai fatto benissimo” disse e gli tese la mano visto che non si erano ancora salutati ufficialmente. Ma quando le loro mani si sfiorarono, piuttosto che stringersele a vicenda, troppo formalmente, si tirarno contemporaneamente l'uno tra le braccia dell'altro e si strinsero forte.
Quell'abbraccio fu simile a molti altri ma allo stesso tempo diverso. Quando David ti abbracciava, Thiago lo sapeva, non era mai per una formalità o perchè dovesse farlo, era perchè ne aveva voglia, perchè era una persona che aveva bisogno del contatto fisico e perchè voleva comunicarti qualcosa. Affetto, gioia, sicurezza. Con quel semplice gesto riusciva a trasmettere più che con mille parole.
Quella sera David lo abbracciò come se non volesse più lasciarlo andare e lo strinse come non aveva mai fatto. Thiago ricambiò con la stessa intensità. Qualcosa passò in quell'abbraccio, ed entrambi se ne accorsero perchè quando si seprarono i loro cuori battevano forte ed erano tutti e due imbarazzati tanto da non riuscire a spiccicare parola per i primi istanti.
Fu Thiago a parlare per primo “allora, che te ne pare di Parigi?” banale, ok, ma meglio di niente.
Fu comunque sufficiente per dissipare la tensione e lanciare David in un lungo resoconto di quei giorni appena trascorsi che furono un ottimo pretesto per intavolare una normale conversazione tra due amici che non si vedevano da qualche giorno. Mentre lo portava in giro per il suo nuovo appartamento David continuò col suo racconto “ma di Parigi non ho ancora visto niente” concluse alla fine, ridendo “dovrai mostrarmela tu.”
Thiago annuì con entusiasmo “ti piacerà, è una città magnifica.”
Finirono per sedersi sul grande sofà del soggiorno da cui potevano godere di una magnifica vista sulle luci della notte parigina, e il silenzio calò di nuovo. Era capitato tantissime volte, in passato, che condividessero lunghi minuti senza parlare, ma stavolta era diverso. Quella sera c'era qualcosa di insolito, qualcosa che li metteva vagamente a disagio.
“Non ti ho offerto nulla da bere” esordì David dopo un po'.
“Non c'è bisogno di tutte queste formalità” rispose Thiago, sincero, e gli lanciò un cuscino.
Si misero di nuovo a ridere ma questa volta, prima che potesse di nuovo calare quello strano silenzio, Thiago si alzò, deciso a congedarsi. Era comunque tardi, e lui aveva parecchie ore di viaggio sulle spalle con cui fare i conti.
“Vado a casa, ci sentiamo domani.”
“Volevi dire ci vediamo?”
“Naturalmente.”
Si salutarono sulla soglia scambiandosi pacche sulle spalle con la promessa di organizzare qualcosa per cena.
Chiusa la porta, David si appoggiò con le spalle su di essa. Quell'incontro era stato strano, insolito, ma non era in grado di dire il perchè. In ogni caso rivedere Thiago prima del tempo l'aveva reso immensamente ed incredibilmente felice e non voleva rovinarsi l'umore stando a riflettere troppo sulle cose. Quindi se ne andò a dormire, esausto ma ben più sereno rispetto alle sere precedenti.
Dall'altro lato della porta i pensieri di Thiago non erano molto diversi. Rivedere David era stato bello, la gioia e il sollievo che aveva provato erano persino sorprendenti considerando che in passato avevano trascorso periodi ben più lunghi lontani l'uno dall'altro. Forse non era normale provare tanta gioia per una cosa del genere. Ma Thiago l'aveva notato in più di una occasione che le cose normali, per quanto riguardava David e il rapporto che aveva con lui, erano sempre meno.
Nei giorni seguenti i due riuscirono a passare molto tempo insieme, grazie anche al fatto che gli allenamenti erano ufficialmente ricominciati per tutta la squadra.
Thiago ebbe modo di osservare David più da vicino e per quanto fosse felice di poterlo vedere tutte le volte che voleva, quella gioia si affievolì man mano che il tempo passava. Esaurito l'entusiasmo dei primi giorni, i vecchi timori tornarono a farsi vivi e Thiago dovette constatare che le sue paure erano fondate.
Il modo in cui il suo amico e compagno di squadra interagiva con gli altri, il modo in cui affrontava gli allenamenti, anche il modo in cui si comportava fuori dal campo. Era lui ma al tempo stesso non lo era più.
Era quasi come se recitasse una parte imparata a memoria e messa in scena troppe volte perchè potesse avere davvero voglia di metterci il cuore. Così agli occhi di chi lo conosceva poco poteva sembrare lo stesso David Luiz di sempre, ma ai suoi la differenza era via via più evidente ad ogni giorno che passava e Thiago iniziava a non poterne più. Era frustrato, principalmente perchè non sapeva cosa fare.
Tentare di parlarne si era rivelato inutile. Ci aveva provato già, ma David tendeva a cambiare argomento o a dire che andava tutto bene, prendendolo in giro per la sua eccessiva apprensione, così ogni tentativo di fare un discorso serio su quel punto si trasformava inevitabilmente in una farsa.
Ma, come se tutto ciò non bastasse, dopo qualche tempo Thiago iniziò ad avere la sensazione che David si stesse allontanando anche da lui. E quello era troppo.
Nei primi giorni in cui era arrivato a Parigi avevano passato quanto più tempo possibile insieme ed era stato fantastico. Avevano visitato i luoghi più belli della città, cenato quasi sempre in casa dell'uno o dell'altro, o in qualche ristorante tipico perchè David potesse conoscere quanto prima la squisita cucina francese. Erano state giornate magnifiche, ma poi le occasioni per stare insieme al di fuori degli impegni con il club erano andate via via diminuendo.
Persino durante gli allenamenti, a volte, c'erano momenti in cui David lo ignorava completamente. A Thiago non dispiaceva che si facesse degli altri amici in squadra, anzi, era proprio quello che aveva desiderato per lui sin dall'inizio, né aveva intenzione di chiedere delle spiegazioni in merito. David non gliene doveva e l'ultima cosa che voleva era essere assillante. Però iniziava ad essere stanco, la paura, la preoccupazione che lo accompagnavano ogni giorno ormai da settimane lo stavano logorando lentamente, così anche la sensazione di impotenza. E poi gli mancava il suo migliore amico e non gli piaceva che gli mentisse così spudoratamente, perchè alla fine era proprio quello che David stava facendo.
Thiago pensava, sapeva, di non aver fatto niente per meritarlo e ben presto anche la rabbia iniziò ad insinuarsi nel suo cuore, insieme a tutta la serie di sentimenti negativi che ormai vi albergavano costanetemente.
La misura fu colma un giorno, dopo una partita che avevano vinto, ma per fortuna e per l'impreparazione della squadra avversaria, più che per la loro stessa bravura. Tutta la squadra ne era consapevole e infatti l'umore nello spogliatoio non era alto come doveva esserlo quello di una squadra vincente. I giocatori si scambiavano qualche commento, di tanto in tanto, solo per riempire il silenzio.
Thiago taceva, invece, era palesemente arrabbiato. Vincere così non gli piaceva e per quanto fosse in genere protettivo nei suoi confronti, non gli era piaciuto neppure David. Aveva avuto la testa altrove per tutta la partita, aveva fatto quello che doveva fare secondo lo schema prefissato dall'allenatore, ma sapeva che poteva giocare decine, centinaia di volte meglio. Il problema era che quella non era la prima volta che lo vedeva comportarsi così da quando avevano iniziato a giocare nella stessa squadra e sapere che uno con un talento come il suo stava sprecando quel dono, lo mandava in bestia.
David intanto aveva finito di cambiarsi e rivolto un saluto generale allo spogliatoio fece per andarsene, quasi come se il fatto non fosse il suo.
Fu l'ultima goccia. Del distacco con cui David in quel periodo viveva ogni cosa, Thiago proprio non ne poteva più.
Sbattè lo sportello dell'armadietto con abbastanza forza da attirare l'attenzione di tutti, ma non ci fece caso.
“Puoi restare qualche minuto, devo parlarti?” disse, col viso rivolto verso l'armadietto, ma inevitabilmente tutti capirono che stava parlando con David, incluso il diretto interessato che rispose “ti chiamo più tardi, ok? Adesso devo...”
“No” lo interruppe l'altro, perentorio, cogliendo tutti di sorpresa per la seconda volta nel giro di un minuto. Lo spogliatoio si svuotò rapidamente. Qualunque fosse il problema che Thiago aveva con David, evidentemente non poteva aspettare e a nessuno passò per la mente l'idea di interferire.
Quando furono soli, Thiago finalmente si voltò e si trovò faccia a faccia con David che lo guardava incuriosito da quella uscita, ma al tempo stesso con l'aria di sufficienza di chi vuole assecondare un folle. Per la prima volta nella vita Thiago ebbe una gran voglia di spaccargli la faccia con un pugno e dovette sforzarsi per trattenersi.
“Ora mi spieghi cosa diavolo succede” non era una richiesta, era un ordine e quel tono a David non piacque particolarmente. Thiago era il capitano della squadra, ma non significava che potesse dargli ordini in quel modo.
“Dovresti dirlo tu a me che diavolo succede, ti comporti come un pazzo, non ho idea di cosa parli”
“Che cosa è successo lì fuori?” chiese ancora Thiago, indicando una direzione generica con la mano, David capì subito che si riferiva alla partita appena giocata.
“Abbiamo giocato, abbiamo vinto, c'eri anche tu, no? Qual'è la parte difficile?”
“Lo vuoi proprio sapere qual'è la parte difficile? La parte difficile è capire perchè uno come te scende in campo per giocare così da schifo.”
“Che...Che cosa?”
Se qualcuno gli avesse dato, in quello stesso momento, un pugno nello stomaco, l'espressione sul viso di David non sarebbe stata più stupita. Quelle parole erano state una doccia fredda.
Thiago sapeva che l'aveva sopreso ma più ancora l'aveva ferito, non ne andava fiero per niente, ma non riuscì a fermarsi. C'erano cose che si teneva dentro da troppo tempo e doveva dirle. E poi era arrabbiato sul serio. In quel momento decise che David sarebbe sopravvissuto ad una piccola strigliata.
“Non è stato solo oggi. E' così da quando è iniziato il campionato. Che problema hai? Non ti piace questa squadra? Non ti piace questa città? Ti è passata la voglia di giocare?”
“Ma di che cosa cazzo parli? Non mi sembra che gli altri si siano lamentati, anche l'allenatore è contento.”
“Forse sono ancora tutti troppo impegnati a contare i miliardi che gli sei costato per guardare in faccia la realtà, non lo so e non mi interessa, ma quello che vedo io adesso” indicò David con un gesto sconsolato delle mani, “non è nemmeno la metà di quello a cui sono abituato.”
Quelle parole fecero provare a David un dolore come non l'aveva mai sentito. Thiago non era mai, mai stato deliberatamente crudele con lui, fino a quel momento. Aveva tante cose per la testa, quello era vero, ed era vero anche che giocare a calcio non gli dava più la stessa gioia di prima, ma una delle cose che erano rimaste sempre costanti da tanti anni a quella parte, era l'amicizia che aveva con Thiago e la sua stima e il suo affetto per David valevano il mondo intero.
Quelle parole così ciniche, la freddezza con cui le aveva pronuncitae, la rabbia in quegli occhi scuri che l'avevano sempre guardato con gentilezza erano stati come tante pugnalate in un cuore già sanguinante.
David si sentì improvvisamente come svuotato di ogni energia. Forse avrebbe dovuto contrattaccare, rispondere con lo stesso tono e la stessa crudeltà, ma non riuscì a fare altro che serrare i pungi e dire con un filo di voce “mi dispiace di averti deluso fino a questo punto. Cercherò di essere meno patetico in futuro” e poi se ne andò, quasi sperando che Thiago lo trattenesse, ma lui non lo fece.
Una volta solo Thiago si lasciò cadere sulla panca e si prese la testa tra le mani. L'eco delle sue stesse parole gli rimbombava nel cervello. Come aveva potuto? Come aveva potuto essere così stupido, come aveva potuto sbagliare in maniera così clamorosa? Si era lasciato andare ad un unico momento di frustrazione e di rabbia e tutto quello che aveva ottenuto era stato ferire enormemente la persona più importante della sua vita e, con ogni probabilità, allontanarla definitivamente.
Avevano avuto molti altri battibecchi, in passato, ma erano stati solo piccole scaramucce senza nessuna importanza, e alla fine erano tornati amici come prima nel giro di meno di un secondo.
L'espressione negli occhi di David, stavolta, gli aveva spezzato il cuore. L'unica volta in cui aveva visto qualcosa di simile sul suo viso era stato quando David aveva realizzato, ancora in campo, che la loro Nazionale era fuori dal Mondiale. Stavolta era persino peggio perchè Thiago sapeva benissimo di esserne lui e lui soltanto la causa. E forse si, David aveva bisogno di una buona svegliata, una volta per tutte, ma evidentemente Thiago aveva scelto il modo sbagliato.
Non c'erano lacrime nei suoi occhi, questa volta, ma c'era lo stesso dolore che gli dava sapere di aver deluso, di nuovo, una persona importante, lo stesso senso di colpa, lo stesso disprezzo verso sé stesso. Ed era orribilmente ironico che quello che Thiago aveva avuto intenzione di fare, sin dall'inizio, era proprio l'esatto contrario. Ma alla fine la sua stupidità aveva sorpreso così tanto Thiago stesso, che non era riuscito a dire neppure una parola per trattenere David e spiegare, scusarsi con lui, o meglio gettarsi in ginocchio e implorare il suo perdono.
Lo sapeva già, in fondo, che David non era riuscito ancora a perdonare sé stesso per la disfatta della loro nazionale, e adesso proprio il suo migliore amico era andato a dirgli che non era all'altezza della sua fama.
L'idea di averlo lasciato andare via così stava facendo impazzire Thiago. E se David non era stato del tutto sincero, lui non si era comportato poi molto diversamente.
Ora lo sapeva, Thiago, sapeva finalmente di aver mentito a sé stesso troppo a lungo. Quando aveva accompagnato David all'aereoporto ed era stato così difficile lasciarlo andare via, quando era saltato sul primo aereo per Parigi perchè non sopportava più di averlo così lontano, ma anche prima di allora, tutte le volte in cui il dolore del suo amico era diventato il suo.
Thiago non avrebbe saputo dire quando, esattamente, le cose erano cambiate, ma ormai doveva decidersi ad ammettere una volta per tutte che David stava diventando molto più di un amico, molto più di un fratello. L'idea di averlo ferito e che poteva averlo perso del tutto era insopportabile. Tutto quel disastro almeno l'aveva aiutato a fare chiarezza nei propri sentimenti, ma il prezzo da pagare rischiava di essere troppo alto.
